di Maryam Hanifi –
ERBIL. I recenti attacchi dello Stato Islamico (Isil) hanno messo in pericolo la vita di migliaia di cittadini iracheni nelle zone settentrionali dell’Iraq, al punto che cristiani e appartenenti alle minoranze yazidi e turkmeni sono stati costretti ad abbandonare le loro case.
Ad Amerli, liberata dopo 74 giorni di assedio, più di 20mila residenti hanno vissuto in condizioni orribili: si tratta di turkmeni di religione islamico-sciita, minoranza di cui 175 persone sono state uccise barbaramente a Touz Khourmatou, nella provincia di Salaheddin, di cui Amirli fa parte.
Aidin Marouf Salim, membro del Parlamento del Kurdistan irq., ha detto che la gente ha resistito all’aggressione dei miliziani dell’Isil e che le forze turkmene non hanno permesso loro di entrare nella città; nonostante questo, ha spiegato che i peshmerga e le forze armate irachene a lungo non sono state capaci di rompere l’assedio in quanto alcuni dei villaggi situati attorno ad Amirli sono arabi ed hanno collaborato con i miliziani dello Stato islamico impedendo di far arrivare gli aiuti necessari.
Alla base di questo vi sono anche motivi politici: dopo gli arabi e i curdi, i turcomanni rappresentano la parte più consistente della popolazione, ma, nonostante questo, hanno 10 seggi al Parlamento del Kurdistan e 5 a quello nazionale di Baghdad.
Nichola Meladnov, inviato delle Nazioni Unite in Iraq, ha riferito delle condizioni orribili a cui sono stati costretti gli abitanti di Amirli, per lungo tempo senza viveri e senza medicinali; anche il deputato Marouf aveva espresso preoccupazione per la situazione di Amirli ed aveva paventato il rischio che ci si ritrovasse di fronte ad un nuovo disastro come a Shengal.
Come le agenzie di stampa avevano riportato, i collegamenti alla città sono stati tagliati, per cui gli aiuti sono arrivati per via aerea.
Il portavoce turcomanno del Parlamento, Memar Oghlou, ha rivolto una critica alla comunità internazionale per il lungo silenzio sulla situazione di Amirli e della regione di Salaheddin e in più occasioni aveva rivolto un appello ad un intervento risolutivo per la rottura dell’assedio, cosa che poi vi è stata grazie ai raid delle Forze Usa e all’intervento dei militari via terra.
Gli Stati Uniti hanno continuato a colpire con raid risolutivi, com’è stato per sbloccare l’assedio alla minoranza yazida sulle montagne Sanjar. Come allora, anche per Amirli sono stati portati dagli Usa aiuti via aria.
Come ha spiegato Hasem Mohammad Jafar, uno dei comandanti turkmeni che ha preso parte alla liberazione della città, dopo i raid aerei le forze di sicurezza irachene hanno liberato sei villaggi vicini, sempre nella regione di Salaheddin, sabato 30 agosto, cosa che ha permesso di infliggere il colpo decisivo domenica 31 agosto.
Migliaia di volontari del partito Badr si sono uniti ai combattimenti e si dice che in prima fila vi era anche Hasi al-Ameri, presidente dell’organizzazione e ministro dei Trasporti dell’Iraq.

