Iraq. Le sanzioni contro Hezbollah riaprono il confronto tra Washington e Teheran

di Giuseppe Gagliano –

L’Iraq ha disposto che banche e istituzioni finanziarie recepiscano le sanzioni statunitensi contro società e persone accusate di sostenere Hezbollah, una decisione che riporta al centro il delicato equilibrio tra l’influenza di Washington e quella di Teheran. Pur senza designare formalmente Hezbollah come organizzazione terroristica, la direttiva impone agli istituti di credito iracheni di applicare le restrizioni americane, con possibili ripercussioni su conti correnti, trasferimenti e attività finanziarie.
Secondo indiscrezioni, il governo starebbe valutando una seconda direttiva per attenuare gli effetti del provvedimento, segno delle pressioni esercitate dalle forze sciite vicine all’Iran, che rappresentano una componente rilevante del sistema politico e di sicurezza del Paese.
L’economia irachena resta fortemente dipendente dal sistema finanziario internazionale dominato dal dollaro. Le entrate petrolifere transitano infatti attraverso circuiti sottoposti all’influenza statunitense e il mancato rispetto delle sanzioni potrebbe escludere le banche irachene dalle principali transazioni internazionali. Al tempo stesso, Baghdad punta a ottenere un prestito dal Fondo monetario internazionale, accompagnato da richieste di riforme e maggiore controllo sui flussi finanziari.
Sul piano della sicurezza, Washington continua a sollecitare il disarmo delle milizie filoiraniane integrate nelle Forze di mobilitazione popolare. Per gli Stati Uniti tali gruppi rappresentano una minaccia per la stabilità regionale e per le proprie forze dispiegate nell’area, mentre per il governo iracheno costituiscono una componente ormai radicata dell’apparato statale e politico, rendendo qualsiasi tentativo di disarmo particolarmente complesso.
Parallelamente, torna d’attualità il progetto di ricostruzione dell’oleodotto tra Iraq e Siria, che consentirebbe di esportare il petrolio iracheno verso il Mediterraneo, riducendo la dipendenza dalle rotte del Golfo e dallo Stretto di Hormuz. L’infrastruttura potrebbe rafforzare la posizione economica di Baghdad, ma attraverserebbe aree ancora instabili e richiederebbe ingenti misure di sicurezza.
Il governo iracheno continua così a muoversi tra due dipendenze strategiche. Da un lato mantiene profondi legami economici, religiosi e politici con l’Iran, dall’altro necessita del sostegno finanziario, tecnologico e militare degli Stati Uniti. Una strategia di equilibrio sempre più difficile da sostenere con l’aumento delle tensioni regionali.
Il rischio, secondo numerosi osservatori, è quello di una successione di crisi limitate, tra attacchi contro basi americane, ritorsioni militari, sanzioni finanziarie e sabotaggi alle infrastrutture energetiche. In questo contesto, la vicenda delle sanzioni contro Hezbollah evidenzia le difficoltà dell’Iraq nel conciliare la propria sovranità con le pressioni esercitate dalle due principali potenze che influenzano gli equilibri del Paese.