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Le milizie jihadiste dell’Isil, guidate nella battaglia da Saad al-Obeidi, sono riuscite a riconquistare le città di Alsger e Saqlawiyah, a nord di Falluja, e a fare una cinquantina di prigionieri fra i militari. Fonti dell’esercito hanno comunicato alla stampa che la causa di questo va ricercata nello “scarso coordinamento tra la catena di comando militare e l’intelligence”. Altre fonti hanno tuttavia riportato che “Gli uomini dell’esercito sono rimasti nell’area senza rifornimenti da Baghdad”, per cui “Cinquanta tra soldati e ufficiali di alto grado sono stati imprigionati e potrebbero essere presto giustiziati dallo Stato Islamico”.

Sul piano internazionale c’è da registrare la disponibilità della Russia ad intervenire contro l’Isil: ad annunciarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, il quale ha riferito che “I membri permanenti del Consiglio di sicurezza si sono consultati sulle possibili forme di interazione con altri partner sul piano della lotta all’Isis, nell’ambito del diritto internazionale”.

L’intervento degli Usa contro l’Isil ha di fatto dato il via libera alla Russia di combattere l’Isil in Siria, portando il sospirato al proprio alleato, Bashar al-Assad.