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I militari statunitensi hanno appurato che i jihadisti dello Stato Islamico (Daesh) sono ricorsi alle armi chimiche contro i curdi. La cosa è stata confermata non solo dalle numerose testimonianze, ma anche dall’analisi di una scheggia di proiettile di mortaio sparata dai jihadisti, per cui, come hanno spiegato gli esperti, “I test preliminari condotti mostrano tracce di iprite, anche conosciuto come gas mostarda, sui cannoni usati dall’Isis per attaccare le forze curde in Iraq”. Washington ha comunque precisato che sono incorso altri test che se confermati indicherebbero il superamento di quella linea rossa che potrebbe comportare un cambiamento di strategia nei confronti del Daesh.
La cosa non dovrebbe stupire, dal momento che già il 9 luglio del 2014 l’ambasciatore dell’Iraq all’Onu, Mohamed Ali Alhakim, aveva reso noto al segretario generale Ban Ki-moon che i jihadisti del Daesh avevano preso il controllo l’11 giugno precedente di una fabbrica di armi chimiche a Muthanna, 70 km a nord-ovest di Baghdad, attiva ai tempi di Saddam Hussein ed in seguito utilizzata come deposito. Le armi sarebbero state in gran parte inutilizzabili, ma si parlava di missili caricati con Sarin e con gas nervino, 2.500 secondo la Bbc, oltre che di barili contenenti sostanze micidiali.
Oggi è arrivata anche la conferma che lo scorso 18 agosto un drone Usa ha ucciso Fadhil Ahmad al-Hayali, conosciuto come Haji Mutaz e considerato il numero due del Daesh. L’uomo viaggiava a bordo di un veicolo, segnalato dall’intelligence alla partenza e poi seguito dai satelliti.
Mutaz coordinava le operazioni più delicate in Iraq, come lo spostamento di armi, esplosivi, veicoli e persone fra Iraq e Siria. La Casa Bianca ha precisato che prima di aderire al Daesh, Mutaz “Era membro di al-Qaida in Iraq” e che era stato un ufficiale dell’esercito iracheno ai tempi di Saddam Hussein.
Sul fronte siriano c’è da registrare la distruzione ad opera dei jihadisti del monastero cattolico di Mar Elian a Qaryqatayn, costruito nel quinto secolo dopo Cristo e ristrutturato non molto tempo fa da padre Paolo Dall’Oglio, sequestrato a Raqqa nel luglio del 2013 e di cui non si hanno avuto più notizie.
Nella foto: Haji Mutaz.

