di Giuseppe Ianniello –
Proteste a Mosul, città irachena controllata dall’Isis, dove gli abitanti stanno tentando di esprimere la loro insofferenza nei confronti dei jihadisti: la contestazione non ha ancora raggiunto il livello di una vera e propria rivolta, ma potrebbe tornare utile alle forze alleate ed irachene per combattere lo Stato Islamico. La città è abitata da 1,5 milioni di persone di differenti etnie e sopratutto di diverse religioni, abituate a convivere da sempre, e a giugno l’arrivo dei jihadisti era stato salutato dalla cittadinanza con entusiasmo, in quanto identificati addirittura come i liberatori del popolo dal governo sciita del primo ministro Nouri al-Maliki. Solo sei mesi dopo in molti hanno cambiato idea tanto da schierarsi contro. Hanno infatti destato scalpore nella popolazione le immagini diffuse dallo stesso gruppo terroristico di persone linciate e uccise per adulterio, o di due uomini scaraventati giù da un palazzo solo perché sospettati di essere gay.
“Stiamo aspettando qualsiasi segnale per iniziare la guerra all’Isis” – ha annunciato Najim Abed al-Jabouri, ex sindaco di Tal Afar, città vicino Mosul – “La gran parte delle persone sono pronte per aiutare le forze di sicurezza irachene”. “Gli abitanti di Mosul non sono estremisti”, ha precisato Mark Hertling, ex generale americano, che tra il 2007 e il 2008 ha comandato le forze della coalizione in Iraq.
I miliziani in questo momento hanno paura che qualche cittadino stia divulgando agli alleati statunitensi e all’intelligence informazioni sui movimenti e di carattere militare, cosa che potrebbe facilitare una sconfitta dell’Isis.
Tra il 2006 e il 2007 le opposizioni nella provincia di al-Anbar da parte della popolazione locale aiutò a porre fine al controllo di al-Qaeda sul territorio. Ciò a Mosul sarebbe più difficile poiché il gruppo terroristico si opponendo con un consistente dispiegamento di uomini e mezzi, e nel contempo sta tenendo stretto il controllo sulla città. L’Isis “è più brutale e più potente”, ha ricordato James Jeffrey, ambasciatore USA in Iraq. E siccome la città “è un terreno chiave e riprenderla deve essere una priorità”, come ha spiegato il comandante Usa John Kirby, il Pentagono si sta mobilitando per dare vita ad una complessa operazione. Dopo la presa di Kobane di alcuni giorni fa da parte dei curdi e la liberazione della provincia orientale di Diyala, la riconquista di Mosul potrebbe ulteriormente indebolire l’Isis.

