TMNews, 8 feb 13 –
La Regione Autonoma del Kurdistan iracheno è determinata a realizzare il suo progetto di costruire un oledotto che la colleghi direttamente alla Turchia, nonostante la feroce opposizione di Baghdad e Washington. La notizia, confermata ieri dal ministro per l’Energia della regione curda del nord Iraq Ashti Hawram, è stata accolta con entusiasmo dal premier turco Recep Tayyip Erdogan,a capo di un paese assetato di petrolio e ai ferri corti con Baghdad. Erdogan ne ha approfittato per rincarare la dose, accusando il governo di Baghdad di essere contrario al progetto perchè “vuole tenere tutto per sè”. Le tensioni tra Baghdad e la capitale delle regione autonoma curda Arbil sullo sfruttamento e la ripartizione dei proventi della vendita delle risorse di idrocarburi sono di vecchia data. La Costituzione irachena del 2003 prevede che una quota dei prodotti raffinati vada alla regione. “Il problema – ha spiegato Hawrami ai giornalisti – è che noi dovremmo ricevere il 17% dei prodotti raffinati iracheni, ma il governo centrale ce ne manda solo il 3% e la nostra capacità di raffinazione non è sufficiente a soddisfare le domanda interna”. Il greggio del nord Iraq veniva inviato sui mercati mondiali attraverso un oleodotto controllato da Baghdad verso la Turchia, ma il flusso, da un massimo di 200mila barili, si è esaurito a causa di una disputa sui pagamenti. Ma il Kurdistan sta già aggirando il governo centrale, inviando oltre il confine turco piccole quantità di greggio in cambio di prodotti raffinati.
Dall’anno scorso Ankara ha avviato i contatti per stringere una collaborazione con il governo nordiracheno di Massoud Barzani per l’esplorazione e l’esportazione delle risorse petrolifere e chiesto ad Arbil maggiori sforzi sulla lotta al terrorismo curdo, le cui basi sono ospitate proprio nella regione. La Turchia, che dipende dall’estero per le forniture di energia, soprattutto dal gas russo e iraniano, sta cercando di differenziare le fonti, oltre a premere su Barzani anche per una strategia comune sul terrorismo separatista curdo in Turchia, Il premier turco ha approvato la decisione di Arbil di procedere con l’oleodotto nonostante l’opposizione di Bagdad e degli Stati Uniti. “il governo centrale – ha detto Erdogan – vuole tenersi tutto per sé. E hanno detto che ha questo punto sono pronti a tutto se l’amministrazione del Nord Iraq non si ritira dal progetto”. E ha aggiunto che la gestione delle proprie risorse da parte del Nord Iraq è contemplata dalla Costituzione irachena.
Con Baghdad i rapporti dell’esecutivo islamico conservatore di Ankara sono tesi da tempo. Il premier iracheno Nouri al-Maliki ha accusato più volte la Turchia di ingerenza negli affari interni dello Stato. La tensione è salita alle stelle lo scorso settembre, quando il vicepremier iracheno, Tariq al-Hashemi, condannato a morte per aver finanziato atti terroristici in patria, ha trovato riparo ad Ankara. La Turchia, paese islamico a larga maggioranza sunnita, ha negato l’estradizione di Hashemi, il quale respinge gli addebiti e accusa l’establishment sciita di Baghdad di volerlo colpire perchè sunnita. Il gesto turco è stato accolto male dall’esecutivo di al-Maliki, che ha a sua volta accusato Ankara di fomentare le incomprensioni all’interno delle due grandi componenti dell’Islam. Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu ha accusato il premier iracheno di voler “coprire i suoi fallimenti”. Washington teme la frammentazione dell’Iraq e per questo è fermamente contraria all’oledotto nordiracheno.

