di Viviana D’Onofrio –
I jihadisti dello Stato Islamico hanno sferrato nelle ultime trentasei ore una massiccia offensiva nella regione di Mosul, nel nord dell’Iraq.
Si tratta del maggior attacco degli ultimi cinque mesi da parte dei militanti dell’Isis nel Paese mediorientale.
Secondo quanto riportato dalla BBC, l’offensiva jihadista sarebbe stata respinta dai peshmerga curdi, sostenuti dai raid aerei della coalizione.
Funzionari Usa hanno affermato che circa 180 combattenti sono stati uccisi negli attacchi aerei, proseguiti fino a giovedì mattina.
L’offensiva jihadista ha avuto inizio nel tardo pomeriggio di mercoledì, quando gli uomini del califfo Abu Bakr al-Baghdadi hanno attaccato le posizioni dei peshmerga curdi con mitragliatrici, autobombe, missili e bulldozer blindati.
Secondo quanto riportato dal New York Times, l’attacco potrebbe essere stato condotto con l’obiettivo di dimostrare che il gruppo jihadista è ancora una forza di combattimento potente nonostante le battute d’arresto a Sinjar, in Iraq e nel nord della Siria.
L’offensiva potrebbe anche aver avuto lo scopo di minare gli sforzi della coalizione guidata dagli americani e finalizzati a preparare un‘eventuale battaglia volta a riprendere la città di Mosul, che è sotto il controllo dello Stato islamico dal giugno 2014.
“Le ultime 24 ore ci ricordano perchè non dovremmo sottovalutare l‘Isis e che i peshmerga hanno bisogno di un maggior supporto di terra in aggiunta a quello aereo“ ha affermato Masrour Barzani, presidente del consiglio di sicurezza della regione curda, secondo quanto riferito dal New York Times.
Intanto, nell’ambito degli sforzi internazionali finalizzati a contrastare il pericolo rappresentato dallo Stato Islamico, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dato il via libera all’unanimità ad una risoluzione che rafforza le sanzioni contro chi fa affari con lo Stato Islamico. Il documento è stato elaborato congiuntamente da Stati Uniti e Russia ed ha l’obiettivo di colpire le finanze del Califfato Islamico, in modo tale da indebolirlo.
“Ogni individuo, gruppo, impresa o entità che fornisce sostegno all’Isis o ad al-Qaida è soggetto alle misure restrittive imposte dalle Nazioni Unite, tra cui il congelamento dei beni, il divieto di viaggio e l’embargo sulle armi”, si legge nella risoluzione.

