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Sono almeno 15mila i combattenti stranieri che si sono uniti alle fila dell’Isis, un numero “senza precedenti”. Lo ha reso noto un rapporto delle Nazioni unite, anticipato in parte dal quotidiano britannico Guardian, dove si legge che i “foreign fighters” provengono da 80 paesi, anche da nazioni dove mai si erano visti jihadisti come Maldive, Cile, Norvegia: “Dal 2010 a oggi sono partiti più foreign fighters di quanti non ne siano partiti nel ventennio 1990-2010. E stanno aumentando”, è scritto nel rapporto.

Oggi è giunta anche la notizia che in giugno i jihadisti dell’Isis hanno trucidato circa 600 detenuti di una prigione situata nei pressi di Mosul, nel nord dell’Iraq. Lo ha reso noto sul suo sito l’ong Human Rights Watch, la quale ha anche sottolineato che la maggior parte delle persone uccise era di fede sciita e che “Dopo aver catturato la prigione Badoush nei pressi di Mosul, gli uomini armati dello Stato islamico hanno separato i sunniti dagli sciiti, quindi hanno costretto gli uomini sciiti a inginocchiarsi sul ciglio di un burrone vicino al carcere e li hanno giustiziati a colpi di armi automatiche e fucili di assalto”. La testimonianza è stata riportata a Hrw da “15 prigionieri sciiti sopravvissuti al massacro”. I testimoni hanno raccontato che i corpi delle vittime sono stati poi bruciati nella boscaglia, in fondo al burrone, e che fra loro vi erano anche curdi e yazidi, mentre i cristiani sono stati risparmiati.