di Manuel Giannantonio

Prosegue la controffensiva irachena su Tikrit: i militari iracheni, sostenuti dai miliziani sciiti della Mobilitazione popolare, dai volontari sunniti e dagli “osservatori” iraniani hanno già preso il controllo di alcuni quartieri della città, ma sono rallentati in particolare dai cecchini e dalle molte mine piazzate lungo le strade. I combattimenti più intensi sono presso i palazzi amministrativi del governatorato e diversi jihadisti occupano il vasto complesso di palazzi presidenziali costruiti dall’ex dittatore iracheno Saddam Hussein, che li sfruttava come quartier generale nella sua città natale.

L’esercito iracheno è deciso ad avanzare precauzionalmente. “Non vogliamo precipitare la situazione per evitare perdite” umane, ha dichiarato il generale della polizia Bahaa al-Azzawi, assicurando che “Tikrit è chiusa in ogni angolo”.

Diverse fonti hanno anche parlato dell’impiego da parte dei jihadisti di gas, più precisamente di coloro, ma l’enorme pressione esercitata da 25mila combattenti contro poche centinaia di miliziani dell’Isis fa pensare che l’intera città cadrà presto. Lo ha confermato anche il ministro della Difesa iracheno Khaled al-Obeidi, il quale ha spiegato che “l’operazione ha raggiunto finora tutti gli obiettivi prefissati”.

Fra i quartieri liberati vi sono la Zona Industriale, piazza delle Celebrazioni, vicino al centro, al-Zuhur, Qadisiyah, ed i jihadisti hanno trovato la via chiusa in un loro tentativo di fuga verso nord, in direzione di Mosul.

In risposta lo Stato Islamico ha attaccato località strategiche in Iraq e in Siria, ed in particolare a Ramadi, ad ovest di Fallujah, dove hanno fatto esplodere sette autobombe che hanno ucciso decine di persone.

Nessuna delle forze combattenti per il governo ha fornito bilanci di vittime dall’inizio dell’offensiva contro Tikrit (situata a 160 chilometri nel nord di Bagdad), lanciata pochi giorni fa. L’atto più ambizioso da parte di Bagdad per riconquistare i territori occupati dall’Isis. Tuttavia, decine di corpi sono bruciati quotidianamente a Bagdad e nella città sciitta di Nadjaf. L’incertezza dimora sul numero di civili che sarebbe tutt’ora presente a Tikrit e sulle loro condizioni umanitarie e di sicurezza.

Numerosi scontri si susseguono ugualmente nella provincia a maggioranza sunnita di Anbar, nella parte occidentale del paese, dove 22 soldati iracheni sono stati uccisi per errore da un raid aereo della coalizione formata dagli Stati Uniti, come riferito da un ufficiale dell’esercito iracheno e da una fonte poliziesca alla stampa locale.