di Ehsan Soltani

L’Iran ha confermato oggi di aver compiuto raid aerei contro le posizioni dell’Isis in Iraq, su esplicita richiesta del governo di Baghdad e senza coordinamento con gli Stati Uniti.

Lo ha comunicato oggi al The Guardian il vice ministro degli Esteri iraniano Ebrahim Rahimpour, il quale ha spiegato della necessità di “difendere gli interessi dei nostri amici in Iraq” e che “questo, come ogni intervento del genere, avviene a seguito di una precisa richiesta del governo iracheno”.

Rahimpour ha poi aggiunto che “non permetteremo che si creino le condizioni perché l’Iraq scenda al livello della Siria, dove agiscono poteri stranieri. E certamente la nostra assistenza è più forte di quella alla Siria, dal momento che il paese è più vicino”.

Il vice-ministro ha poi garantito che l’Iran difenderà con forza i propri confini in caso di avvicinamento dei miliziani dell’Isis, anche se fino ad oggi i segnali non hanno dato come imminente un attacco in questo senso.

Per cui al momento “Stiamo agendo su richiesta del governo iracheno. D’altro lato stiamo assistendo i curdi nel nord, i nostri amici là, e sebbene ci sia qualche differenza tra la prospettiva curda e il governo iracheno, possiamo farli coincidere”.

Rahimpour ha voluto precisare che quella iraniana è comunque solo una presenza di consulenza. Non c’è bisogno che l’Iran invii truppe di terra in Iraq. Ci sono abbastanza uomini iracheni e curdi”. In realtà fin dall’inizio della crisi è presente a Baghdad un piccolo gruppo di militari iraniani, fra i quali il generale Qassem Soleimani.

Va detto comunque che a seguito del raid del 2 dicembre scorso il numero due dello Stato maggiore iraniano, Masoud Jazayeri, aveva smentito la notizia di impegno di apparecchi del proprio paese in Iraq.

In mattinata i miliziani dell’Isis hanno bombardato con l’artiglieria il deposito di greggio estratto dall’impianto di Baiji, nel nord dell’Iraq atto che ha provocato un grande incendio. Il colonnello dell’esercito iracheno, Khalaf Jaber, ha poi informato che “le forze armate hanno sotto controllo l’intero impianto petrolifero, tra i più importanti del paese, e lo Stato Islamico non riesce in alcun modo ad avanzare per prenderne il controllo. I loro miliziani sono nelle aree limitrofe”.