di Guido Keller –

Nella lotta all’Isil c’è da registrare il cambio di posizione della Turchia: lo ha reso noto il presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale, dopo la liberazione dei 49 ostaggi turchi, ha comunicato che “La nostra posizione è ora cambiata. Il processo che seguirà sarà totalmente differente”. La cosa lascia intendere una possibile partecipazione diretta della Turchia alla coalizione internazionale, ma già nei giorni scorsi le autorità turche hanno ostacolato il passaggio dei combattenti stranieri verso il nord della Siria e ne hanno identificati e segnalati diversi.

Il presidente turco ha fatto sapere che le “misure necessarie” saranno prese dal parlamento il 2 ottobre. Solo pochi giorni fa i curdi avevano accusato la Turchia di far passare attraverso i propri confini carichi di armi diretti all’Isil, come pure combattenti occidentali e nordafricani in viaggio per il nord della Siria e, nell’altro senso, feriti da curare negli ospedali turchi. La città curdo-siriana di Kobane, non distante dal confine turco, continua ad essere assediata su tre lati e oggetto di continui attacchi da parte degli jihadisti, per cui  i curdi della parte turca si stanno riversando a difesa della città. Tuttavia per Erdogan non vi è solo il rischio di ritrovarsi isolato e immobile mentre gli alleati occidentali e delle monarchie del Golfo si danno da fare per combattere il Califfato, bensì vi è la possibilità, dovuta all’imprevedibilità dei miliziani dell’Isil, che questi rivolgano ritorsioni e persino attacchi verso il paese di Ankara.

Anche la Camera dei Comuni britannica ha autorizzato i raid aerei contro le milizie dell’Isil in Iraq: la proposta del premier David Cameron è passata con 524 voti a favore e 43 contro. Aerei da ricognizione britannici sono decollati e hanno sorvolato nelle ultime ore gli obiettivi jihadisti da colpire.

Il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha ribadito da New York che l’impegno dell’Italia “non è uno sforzo che ha solo una priorità militare, ma anche umanitaria, di contrasto al finanziamento dell’Isil, di lavoro politico per fare in modo che ci sia una risposta delle popolazioni. L’Italia ha un capitale politico da spendere”.

Ha quindi aggiunto di aver “parlato con il generale Allen che coordina gli sforzi internazionali. In questi giorni sta mettendo insieme esigenze e disponibilità dei Paesi” e l’Italia potrebbe rivestire un ruolo cruciale.

Infine il ministro ha osservato che un’altra leva importante “è quella del messaggio culturale. Roma è il simbolo della cristianità, ma come ha detto Obama non è scontro di civiltà o conflitto tra religioni”.

Sul fronte della sicurezza interna il ministro Angelino Alfano ha ribadito che “non c’è una minaccia specifica”, ma “il livello di allerta è molto alto” e “la vigilanza sugli obiettivi sensibili è stata ulteriormente elevata”. Alfano, che ha inviato ai prefetti una lettera per elevare la vigilanza, ha sottolineato che “Siamo vigili su ogni possibile segnale, anche il più tenue e apparentemente insignificante”, e che, per quanto l’Italia abbia una partecipazione alla coalizione anti-Isil che, al momento, non prevede raid, “Siamo parte del fronte comune che contrasta il terrorismo, siamo fornitori di sostegno a quelle popolazioni locali a cui abbiamo dato aiuto, anche fornendo delle armi; siamo in prima linea perché daremo degli aerei da rifornimento e degli addestratori, se servirà. Certo, c’è chi è più esposto di noi, ma non possiamo in questo trovare motivo per rilassarci”.