di Enrico Oliari –
Dopo aver distrutto le antiche opere d’arte del museo archeologico di Mosul, bruciato gli antichi manoscritti della biblioteca e spianato quel che era rimasto dell’antica città assira Nimrud, i jihadisti dell’Isis hanno distrutto la moschea Hammu al-Qudu, di epoca ottomana, costruita nel 1888 e con al suo interno il mausoleo di un santo sunnita, solitamente meta di pellegrinaggio per i fedeli. La stessa sorte è toccata alla moschea Mohammed al-Abarqi, sempre di epoca ottomana.
Nimrud, distrutta con le ruspe, risaliva a 3.300 anni fa: l’ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità sciita del paese, ha affermato che “Giorno dopo giorno, emerge la necessità di unirsi e combattere la feroce organizzazione che non risparmia ne’ gli uomini ne’ i siti archeologici”,
Visti i continui scempi nel campo dell’arte e della storia, l’Unesco ha bollato tali azioni come “un crimine di guerra”, dimostrando anche una seria preoccupazione per quanto è a rischio in Libia, dove vi sono importanti siti archeologici come Cirene, Leptis Magna e Sabratha.
Vi è inoltre il timore che il traffico di opere antiche possa contribuire al funzionamento dell’Isis, ora che le monarchie del Golfo hanno interrotto i flussi di denaro. Un introito che si andrebbe ad aggiungere ai proventi dei sequestri e soprattutto al contrabbando del petrolio ed al traffico degli stupefacenti: l’Agenzia federale russa per il controllo sul traffico di droga (Fskn) ha reso noto infatti che gli stupefacenti che arrivano dall’Afghanistan portano ogni anno nelle casse dello Stato Islamico un miliardo di dollari, ed è marchiata Isis metà dell’eroina che arriva in Europa.
Viktor Ivanov, direttore della Fskn, ha denunciato che “Le aree occupate dalle piantagioni sono in continua crescita e quest’anno abbiamo notizie di un raccolto eccellente, il che significa un rendimento doppio in termini di produzione e vendita di eroina”, e che “Negli ultimi cinque anni la rotta balcanica è diventata marginale, ora la droga viaggia anche attraverso l’Iraq”. Ivanov ha spiegato che l’Isis “smercia l’eroina che transita per i territori controllati dai jihadisti”, un affare che potrebbe rendergli in prospettiva “fino a 50 miliardi”.

