di Enrico Oliari –
Kenji Goto, il 47enne freelance ostaggio dell’Isis di cui in questi giorni si è parlato molto per uno scambio di prigionieri è stato decapitato.
La triste esecuzione è avvenuta nello scenario ormai tradizionale del deserto della zona di Raqqa, con il prigioniero nella tuta arancione che richiama i detenuti di Guantanamo e il boia vestito di nero, ancora una volta “Jihadi John”, dal perfetto accento inglese, autore dell’esecuzione di altri ostaggi come nel caso del giornalista statunitense Steven Sotloff, di David Cawthorne Haines, di James Foley e di Alan Henning.
“Jihadi John” sarebbe, in base alle informazioni raccolte, il rapper 24enne londinese Abdel Majed Abdel Bary.
Una settimana fa era stato decapitato, sempre dalla mano di “Jihadi John”, l’altro giapponese che era ostaggio con Goto, Haruna Yukawa, il quale era in Siria per diventare dipendente di una società di sicurezza.
Per la liberazione dei due l’Isis aveva chiesto in un primo il pagamento di un sostanzioso riscatto di 180 milioni di dollari, cioè la stessa somma messa dal Giappone nella Coalizione internazionale, ma poi il fermo rifiuto del premier giapponese Shinzo Abe di versare denaro nelle casse dello Stato Islamico si era tradotto con la morte di Yukawa. Da quel momento erano iniziate le trattative per mettere in piedi uno scambio di prigionieri con l’intermediazione di Amman: Kenji Goto e il pilota giordano Muath al-Kasasbeh in cambio della terrorista qaedista Sajida al-Rishawi, in carcere in Giordania. Questa è una terrorista irachena che nel 2005 aveva tentato di farsi esplodere ad un banchetto nuziale nella capitale giordana, ma il suo giubbotto esplosivo non aveva funzionato; il marito Ali Hussein Ali al-Shamari si è fatto saltare in aria uccidendo 38 persone presso il Radisson Sas Hotel, gesto che era combinato con altri due attentatori che hanno colpito contemporaneamente altre strutture alberghiere, causando in totale 60 morti.
Lo scambio non era stato poi fatto in quanto il governo di Amman aveva chiesto prove tangibili del fatto che al-Kasasbeh fosse realmente in vita, ma non erano state date.
Come Notizie Geopolitiche ha più volte riportato, il 3 gennaio la tv araba al-Mayadeen, che ha sede a Beirut, e l’agenzia stampa turca Anadalou hanno riferito dell’uccisione del pilota ad opera dei jihadisti dopo che era fallito il blitz di un commando Usa per liberare il prigioniero; secondo diverse informazioni dei media locali, gli elicotteri statunitensi erano stati bersagliati dalla contraerea, per cui avevano dovuto ripiegare.
Muath al-Kasasbeh era stato abbattuto il 24 dicembre nel nord della Siria, mentre con il suo F-16 sorvolava la capitale dello Stato Islamico, Raqqa.
Nel video diffuso ieri sera, della durata di un minuto e 7 secondi e prodotto al-Furqan Media Foundation (dell’Isis), sono state espresse le minacce di sempre: “Voi giapponesi, come i vostri stupidi alleati nella coalizione satanica, dovete ancora capire che noi , per grazia di Allah, siamo un califfato islamico con autorità e potere, un intero esercito assetato del vostro sangue”. “Abe! – ha continuato “jihadi John” – data la tua spericolata decisione di partecipare ad una guerra che non potete vincere, questo coltello non solo sgozzerà Kenji, ma continuerà la sua opera e causerà carneficine ovunque la vostra gente si troverà. L’incubo per il Giappone è incominciato”.

