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Dato come ferito a causa di un attentato in Iraq lo scorso 15 gennaio, il generale iraniano Qassem Suleimani, comandante della Brigata al-Quds (apparato d’élite dei pasdaran), è intervenuto oggi da Teheran in occasione del 36mo anniversario della Rivoluzione khomeinista affermando che “Considerate le forti perdite subite in Iraq e in Siria dal Daesh (Isis, ndr) e da altri gruppi terroristici, siamo certi che si stanno rapidamente avvicinando alla fine delle loro vite”.
Suleimani è presente nel teatro del conflitto sin dall’inizio dei combattimenti, in Siria a sostegno, con gli Hezbollah libanesi, di Bashar al-Assad, ed in Iraq delle forze regolari irachene e curde nella lotta contro lo Stato Islamico.
Il 2 dicembre aerei iraniani hanno bombardato “su esplicita richiesta del governo di Baghdad e senza coordinamento con gli Stati Uniti” posizioni dell’Isis in Iraq, e la cosa è stata confermata dal vice ministro degli Esteri iraniano Ebrahim Rahimpour al The Guardian, al quale ha spiegato che “non permetteremo che si creino le condizioni perché l’Iraq scenda al livello della Siria, dove agiscono poteri stranieri. E certamente la nostra assistenza è più forte di quella alla Siria, dal momento che il paese è più vicino”. Ed il supporto iraniano, coordinato da Suleimani, è stato determinante per la difesa della provincia irachena di Diyala, attaccata dai jihadisti.
Parlando davanti ad una nutrita assemblea. Suleimani ha detto che “Oggi vediamo i segni dell’esportazione della Rivoluzione Islamica in tutta la regione, dal Bahrein all’Iraq, dalla Siria allo Yemen e nel Nord-Africa”.
L’Iran sciita infatti sostiene nello Yemen i ribelli houthi che lo scorso 23 gennaio hanno preso il potere rovesciando attraverso un golpe il governo del presidente Abdrabbuh Mansour Hadi, in Bahrain la turbolenta la popolazione sciita, che rappresenta la maggioranza ma che politicamente e messa ai margini, in Siria gli alawiti (ramo dello sciismo in cui si riconosce anche Bashar al-Assad).
“In seguito alla serie di sconfitte subite – ha continuato Suleimani – gli arroganti (riferimento agli Usa, ndr.) e i sionisti hanno ammesso, molto più che in passato, le proprie debolezze e la potenza della Repubblica Islamica”.

