di Guido Keller –

Appare autentico il messaggio audio di 17 minuti diffuso dai jihadisti dell’Isis con cui il “Claiffo” Abu Bakr al-Baghdadi ha minacciato nuovamente di “marciare su Roma” nonostante “I missili dei crociati” ed ha invitato le cellule sparse nel mondo a “portare i vulcani della Jihad a eruttare ovunque”.

Probabilmente al-Baghdadi, il cui vero nome è Ibrahim Awad al-Badri, è rimasto solo ferito dall’attacco delle forze irachene avvenuto su al-Qaim (400 km. a nord-ovest di Baghdad) la notte fra il 7 e l’8 novembre, cosa che spiegherebbe la scelta di limitarsi a diffondere un messaggio solo audio e non video.

Al di là della retorica volta a riscaldare gli animi dei suoi, al-Baghdadi ha accennato ad un punto interessante, ovvero di coinvolgere nella lotta per la realizzazione del Califfato lo Yemen, l’Egitto, la Libia e l’Algeria. Si tratta di paesi diversi tra loro, ma dove si stanno affermando consistenti gruppi di radicalisti che già hanno annunciato la loro adesione allo Stato Islamico, sia nello Yemen, dove sono in corso pesanti scontri fra la minoranza sciita huthi, le forze governative e i gruppi legati ad al-Qaeda, sia in Egitto, dove nel Sinai la formazione “Ansar Beit al-Maqdis” (Partigiani di Gerusalemme) è ormai in aperto conflitto con i militari, sia in Algeria, dove nel sud vi sono gruppi intervenuti anche in Mali come al-Qaeda Aqmi, sia in Libia, per la situazione che è sotto gli occhi di tutti, con le forze islamiste (in particolare Ansar al-Sharia) in lotta contro quelle nazionaliste.

L’avanzata dell’Isis al momento è in stallo, anche perché i paesi che hanno contribuito a dar vita e a sviluppare il gruppo per combattere al-Assad in Siria hanno cambiato posizione, dopo che i jihadisti hanno compiuto atrocità di ogni genere e soprattutto hanno manifestato l’idea di dar vita allo Stato islamico, invadendo l’Iraq: Usa e Qatar (detto “il bancomat dell’Isis”) sono passati a combattere contro quello che, giustamente, il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha descritto come “un Frankenstein tornato a divorare i suoi creatori”, mentre la Turchia, che ha dato supporto logistico facendo transitare armi e combattenti proveniente dall’Occidente, dal Nordafrica e dal Caucaso, ha scelto la via dell’immobilismo.

Così, se nella libica Derna sono in corso attacchi contro le milizie islamiche che hanno proclamato la città primo centro urbano parte del Califfato al di fuori di Siria e di Iraq, nel paese di Baghdad le truppe regolari sono riuscite a riprendere il controllo di ampie parti di Baiji (200 km. a nord della capitale), uno dei principali distretti petroliferi del paese.

Intanto la Commissione d’inchiesta Onu sulla Siria ha descritto un quadro terrificante di quanto sta avvenendo nelle aree controllate dall’Isis: il rapporto parla di massacri, decapitazioni, schiavitù sessuale e gravidanze forzate all’ordine del giorno, ovvero di crimini di guerra e crimini contro l’umanità su larga scala.