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A pochi giorni dall’uccisione in un raid del numero due dell’Isis, Abu Ala al-Afri, la coalizione internazionale ha sferrato un nuovo duro colpo all’organizzazione terrorista colpendo a morte Abu Sayyaf, responsabile degli Affari legati al petrolio. L’uomo è morto in un conflitto a fuoco con i militari Usa nella quale sono stati eliminati anche una decina di jihadisti, mentre la moglie Umm Sayyaf è stata catturata e già portata negli Usa per essere interrogata. Abu Sayyaf era cittadino tunisino.

Nell’azione è stata liberata una donna di etnia yazida, tenuta dalla coppia come schiava.

Da Washington si è appreso che l’operazione è stata autorizzata dal presidente Usa Barak Obama dopo aver ricevuto in modo unanime parere positivo dal team per la Sicurezza, e che la stessa si è svolta nel quadro delle regole internazionali.

Ancora non vi sono notizie certe sullo stato di salute del numero uno dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, dato per gravemente ferito e paralizzato in seguito ad un raid e quindi incapace di reggere le sorti dello Stato Islamico.

La vendita e il contrabbando del petrolio rappresenta per l’Isis una delle principali risorse, per quanto sia evidente che se c’è chi vende, c’è anche chi compra.