di Manuel Giannantonio –
Il Medio Oriente è l’anticamera dell’Europa, ed è certamente meno lontano di quanto possa sembrare. Tutto ciò che accade ci riguarda da vicino, in un modo o nell’altro.
La guerra civile siriana ha partorito al mondo dei mostri, i più pericolosi di loro sono sicuramente gli appartenenti alla nuova grande organizzazione terroristica: lo Stato islamico. Non si tratta di parlare di uno Stato, ma di una formazione guerrigliera che conta decine di migliaia di jihadisti agguerriti e pronti a perdere la vita in nome di Allah. Questi combattenti hanno inflitto una sconfitta pesante alle forze armate irachene e, nello spazio di una settimana, sono riusciti a moltiplicare di quattro volte la superfice occupata in Siria e in Iraq; città come Mosul nel Nord dell’Iraq sono cadute nelle loro mani. Ovviamente, questo non basta a fermarli, anzi. I loro recenti successi li galvanizzano a conquistare più territori in Iraq ma anche in Siria, in Giordania e in Arabia Saudita.
Il capo di questa organizzazione si è da poco autoproclamato successore del profeta Maometto, ossia il Califfato di tutti i musulmani. Ai territori conquistati ha dato il nome di Stato Islamico, uno Stato in piena espansione che i suoi vicini percepiscono come una minaccia essenziale. Il Califfato, per lungo tempo evocato dagli islamici, rinasce 90 anni dopo la sua caduta. Possiede un territorio un esercito di conquista, un capo, il Califfato, e le risorse necessarie alla sua espansione. Coloro che l’hanno stabilito sono intenti a riprodurre scrupolosamente il modello originale, quello dei primi giorni dell’Islam; una riproduzione autentica tanto nella forma quanto nello spirito.
Il nuovo padrone si è dato lo stesso nome del successore di Maometto: Abou Bakr, riproponendo un discorso riprodotto parola per parola del suo lontano predecessore. Per rendere la realtà parallela a quella del settimo secolo, l’esercito islamico in Iraq, registra una vittoria, volta a sostenere l’ammirazione, vedi entusiasmo dei giovani musulmani, ovunque nel mondo, con l’intento di creare una nuova forza comune.
Questo nuovo Califfato sfrutta un argomento di una certa importanza: la sharīʿa islamica che applica nell’interezza del suo rigore, senza il minimo risentimento. Questa rigida applicazione produce però molti orrori; di fatti non sono le norme etiche di oggi ad essere rispettate ma quelle dei quattro primi Califfati dell’Islam, che hanno stabilito nel tempo applicandola la legge di Allah. Questa nuova organizzazione vorrebbe dunque mostrare al miliardo e mezzo di musulmani che l’Islam autentico si è fedelmente conservato, imponendosi attraverso la sua integralità senza la minima concessione. Il successo assicurato da Allah ai suoi discepoli è così assicurato, ossia la vittoria. Il messaggio non può essere più limpido: “Siate musulmani veri, aggiungetevi a noi e sarete vincenti su tutta la linea!”.
Quelli che si pongono interrogativi circa la radicalizzazione dei giovani musulmani, iniziano a coglierne forse la ragione e la motivazione. L’indottrinamento del quale sono oggetti nelle moschee e sulla rete (il nuovo campo di battaglia della propaganda terrorista) li ha condotti ad odiare incondizionatamente la civiltà occidentale (vero bersaglio supremo), il cui successo è percepito come un autentico affronto quotidiano alla cultura islamica.
I giovani che si radicalizzano trovano un modo per esprimere la loro frustrazione e la loro vergogna, non hanno nessuna speranza di sconfiggere la civilizzazione occidentale sul suo terreno, rifiutano soprattutto i suoi valori e il successo del sistema democratico. La frustrazione e la vergogna hanno lasciato posto alla rabbia e all’autoglorificazione. Un’energia canalizzata a favore dell’islam, della quale essere fieri.
I giovani jihadisti hanno detto addio alla vergogna e al sentimento associato al fallimento, hanno di che essere fieri, le vittorie sul campo di battaglia hanno certamente confortato la loro scelta mentre il sentimento di invincibilità ha sostituito il sentimento di impotenza; di colpo hanno acquisito la certezza che nulla può fermarli. Hanno oggi, la prova che l’osservanza stretta dell’islam, l’applicazione e l’ubbidienza cieca del Califfato siano l’unica via che permetterà all’islam di trionfare.
Gli islamici in Occidente sono superati, hanno perso il controllo e si sono lasciati soppiantare dal Califfato. I giovani ai quali hanno effettuato il lavaggio del cervello gli voltano le spalle e partono in migliaia per uccidere e farsi uccidere in nome dell’Isis. Le loro gesta sono diffuse ovunque grazie all’apporto dei social network e del cyber spazio come gli orrori compiuti con inaudita ferocia dei quali si vantano. Il Califfato ormai, agisce come una pompa aspirante, i giovani musulmani più motivati raggiungono lo Stato islamico direttamente. Sono tutti subalterni dello stesso capo che incarna la legittimità islamica, l’unica che trascende le appartenenze nazionali e culturali, è a lui che i musulmani del mondo intero devono assoluta dedizione, nell’attesa di assoggettare il mondo ad Allah.
Il sogno del Califfato è diventato realtà, ma questa realtà è un incubo, tanto per le popolazioni assoggettate quanto per i musulmani moderati osservanti, che continuano a farsi illusioni sul carattere pacifico e tollerante dell’islam. Sono confrontati alla realtà, quella di uno Stato islamico che riproduce fedelmente le origini della genesi islamica. In qualità di fonte e di nostalgia, l’islam delle origini o piuttosto l’immagine romantica che i musulmani si sono fatti, viene distrutta dall’azione dei combattenti dell’Isis. L’orrore è voluto da Allah, deve essere accettato, i suoi comandamenti devono essere seguiti, uccidere i prigionieri è testualmente nel corano.
Stuprare le donne non coperte completamente col velo è halal, quelle che lasciano il proprio domicilio per cercare cibo per nutrire i piccoli infrangono le regole e meritano la stessa sorte. La preghiera è obbligatoria e nulla può impedire di evitarla senza essere flagellati. Si tagliano le mani ai ladri, si lapidano le donne adultere, uccidono gli omosessuali e si decapitano i blasfemi. I sciiti devono sotto la pena di more convertirsi al vero islam, i loro santi distrutti così come i loro mausolei. I cristiani sono degli infedeli, è devono essere sottomessi, patire l’umiliazione o convertirsi all’Islam, se rifiutano saranno massacrati dopo aver assistito allo stupro collettivo delle loro donne e delle loro figlie; le loro chiese saranno bruciate, i loro libri santi e i loro oggetti sacri profanati, le croci sistematicamente distrutte e i preti sgozzati. Questo è l’Islam estremista e fondamentalista.
E questo Islam, ha il merito di essere fedele a se stesso e di mostrarsi a volto scoperto. Ecco perché, nonostante le perdite, lo Stato islamico non pecca di reclute. Il Califfato è di una brutalità inaudita e si proclama come l’espressione della volontà di Allah. Agli occidentali che decidono di sposarne la causa, mostrano il vero volto dell’Islam, una mossa intenzionale per rispettare il volere del Corano.
Lo Stato Islamico è chiamato ad incrementare la propria espansione territoriale, a crescere sempre più. Gli occidentali devono sapere già da oggi, che l’esempio dei cristiani siriani e dell’Iraq, saranno un giorno costretti ad allearsi allo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante altrimenti saranno ridotti a schiavitù o sterminati.
Per arrivare nelle metropoli del Vecchio Continente, lo Stato Islamico dovrà in primis conquistare il Medio Oriente. Quale che sia la sua potenza e la motivazione dei suoi uomini, non può sperare in altre passeggiate militari. Arabi e persiani non renderanno la vita facile ai suoi combattenti. Visto il carattere brutale dell’Isis è lecito attendersi uno scontro di natura violentissima. Sauditi e Giordani si presenteranno di fronte al Califfato in un fronte unito, il Califfato si preparerà a passare attraverso Bagdad piuttosto che passare nei territori di Giordania, Arabia Saudita e Iraq. Se l’Isis giungerà a Bagdad dovremmo attenderci un intervento di massa delle forze armate irachene. L’entrata in guerra dell’Iran provocherebbe inevitabilmente la reazione dei monarchi del petrolio, eviteranno di partecipare direttamente al conflitto armato, ma farebbero di tutto per impedire all’Iran di riprendere i territori del Nord dell’Iraq a maggioranza sunnita ed assicurarsi il controllo completo del paese. L’Arabia Saudita non accetterà che l’esercito prenda posizione dall’altro lato della frontiera irachena; non avrà altra scelta che alimentare l’esercito del Califfato con uomini e materiale per soccombere di fronte agli iraniani. Il nemico in questo caso si trasformerebbe in un alleato, ma imprevedibile e certamente pericoloso.
La Turchia non resterà con le mani in mano, anch’essa nutre interessi come l’Arabia Saudita nell’impedire all’Iran di dominare interamente l’Iraq. Non potrà fare altro che facilitare il trasferimento a beneficio dell’Isis di uomini di materiali. A questo punto il conflitto si trasformerebbe in guerra di religione implicando i sciiti dell’Iran, dell’Iraq, della Siria e del Libano e tutti i sunniti del Medio Oriente. Una guerra che sarebbe senza controllo e spietata.
Tutte le eventualità sono possibili. Non possiamo escludere una rivolta sanguinaria della minoranza sciita in Arabia Saudita che minaccerebbe seriamente la produzione petrolifera. La maggioranza sciita del Bahrein non resterebbe immobile durante il conflitto proprio come i sauditi radicali. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per l’eventualità di una guerra generalizzata nel Medio Oriente. Il Califfato islamico in Iraq e in Siria è come una miccia accesa vicino a un barile di polvere. Le conseguenze di un simile conflitto sarebbero catastrofiche per i paesi implicati e non solo. Nessuno ne uscirebbe senza le conseguenze belliche di un conflitto che assumerebbe connotati estremi e violentissimi. Nessun paese coinvolto ne uscirebbe illeso, senza danni materiali seri, senza fratture sociali o smantellamento del proprio territorio.
E l’Occidente in tutto questo? L’ondata di rifugiati in provenienza dei paesi musulmani si amplificherebbe a dismisura con l’effetto di uno tsunami, un’invasione. I governi andrebbero in seria difficoltà e la presenza di massa innescherebbe isterismi di massa, movimenti popolari di opposizione vedi una rivolta. Il controllo potrebbe sfuggire in diverse zone. Ecco perché ciò che accade in Medio Oriente ci riguarda da vicino.
Twitter@ManuManuelg85

