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Nonostante il recente dramma della crisi di Gaza (2.200 morti) e lo stato di tensione in corso fra palestinesi e israeliani, il governo Netanyahu, che si regge su una maggioranza composita fatta anche di partiti radicali come “Focolare ebraico”, ha deciso su iniziativa del ministro dell’Edilizia Uri Ariel di continuare la politica espansionista della costruzione di alloggi nei Territori occupati, in questo caso nel quartiere ebraico di Givat Hamatos, occupato e annesso a Gerusalemme Est,
La cosa è stata prontamente stigmatizzata dall’Unione europea, dove il servizio diplomatico ha reso noto che l’iniziativa israeliana “E’ un nuovo passo molto dannoso che mina la prospettiva della soluzione dei due Stati e suscita dubbi sull’impegno di Israele per una soluzione pacifica e negoziata con i palestinesi”.
Già ora l’Unione europea ha rotto i rapporti con le organizzazioni israeliane e le banche che operano nei Territori occupati.
Anche il ministro degli Esteri italiano e capo in pectore della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha dichiarato oggi che “La decisione israeliana di costruire 2160 abitazioni a Givat Hamatos, nell’area di Gerusalemme, è un ostacolo di fronte agli sforzi per arrivare a una soluzione definitiva di un conflitto che ha già condizionato, quando non spezzato, la vita di troppe generazioni. È un provvedimento che appare incompatibile con la volontà, più volte ribadita dal governo israeliano, di arrivare alla pace con una soluzione a due Stati. Non solo. È una scelta che pregiudicherebbe la possibilità che l’intesa preveda Gerusalemme futura capitale dei due Stati. Per questo l’Italia rivolge un appello al Governo israeliano affinché riveda questa decisione e prosegua sulla strada del negoziato”.

