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Sedici giovani coloni sono stati fermati dalle autorità israeliane per aver appiccato fuoco al santuario cristiano di Tabgha, il quale si trova nel luogo dove tradizionalmente si ritiene che Cristo abbia compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il fatto è avvenuto nella notte e subito gli inquirenti lo hanno ricondotto ad un gesto di carattere doloso, anche perché gli autori dell’incendio hanno lasciato su uno dei muri del santuario la frase biblica in ebraico che inneggia alla cacciata degli “idoli”. Le fiamme hanno distrutto uno degli atrii esterni del complesso religioso.

Tel Aviv ha espresso attraverso la propria rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede la più ferma condanna per un gesto “in totale contrasto con i valori e la tradizione di Israele”.

Quanto accaduto rappresenta un episodio tutt’altro che isolato. Poco più di un anno fa ebrei ortodossi se l’erano presa con la chiesa battista di Narkis street, con un monastero greco-ortodosso e con un cimitero cristiano del monte Sion, vandalizzando e lasciando scritte del genere “Gesù è morto”, “Morte ai cristiani”, “Vi crocifiggeremo”, “Maria è una prostituta”. L’anno prima era stato oltraggiato il cimitero greo-ortodosso di Jaffa, ma manifestazioni di protesta vi erano state anche alla visita in Terra Santa di papa Francesco, nel maggio 2014.