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Sei ebrei ultraortodossi sono stati arrestati con l’accusa di aver barbaramente ucciso il giovane palestinese Mohammad Khdeir, addirittura bruciandolo ancora in vita, mentre questi si dirigeva in moschea per pregare.
Le indagini hanno anche appurato che i sei avevano cercato il giorno prima di rapire un bambino di 9 anni a Beit Hanina, come ritorsione per l’omicidio dei tre giovani seminaristi di una scuola rabbinica avvenuto il 12 giungo scorso presso Gush Etzion, colonia in Cisgiordania.
Uno degli arrestati ha confessato di aver partecipato all’omicidio e accusato i propri compagni.
Sul caso è intervenuto oggi il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha dichiarato che “L’esperienza ci ha insegnato che è proprio in momenti come questo che bisogna agire responsabilmente e con la testa fredda e non lasciarsi sopraffare dalle parole forti e l’impeto”.
Atteggiamento diametralmente opposto a quello riservato ai sospettati dell’omicidio dei tre seminaristi: già il giorno dopo erano state distrutte le palazzine che ospitavano gli appartamenti delle famiglie, mentre membri del governo invocavano a squarciagola la reintroduzione della pena di morte.

