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Continuano in Israele ed in Giordania gli incontri del segretario di Stato Usa, John Kerry, con il premier Benyamin Netanyahu ed il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), nel tentativo di far ripartire il dialogo di pace israelo-palestinese, fermo dal settembre 2010.

Per Kerry si tratta della quinta missione di questo genere da quando è diventato capo della diplomazia americana, anche se, al momento, non sembrano esserci novità degne di nota.

Proprio ieri il viceministro israeliano degli Esteri, Zeev Elkin, aveva parlato di “pressioni pesanti” esercitate da Usa e da Unione europea su Abu Mazen per la ripresa del dialogo con Israele e, intervenendo a radio Gerusalemme, aveva spiegato che “Abu Mazen, in modo evidente, non ha interesse a tornare alle trattative e preferisce un approccio unilaterale”, ovvero avvalendosi della diplomazia internazionale senza dialogare con gli israeliani.

In realtà a dimostrare disinteresse alle trattative di pace sono gli stessi israeliani, i quali non hanno mai cessato, ad esempio, di costruire unità abitative nel territorio palestinese o di riservare agli arabi israeliani un trattamento assolutamente discriminatorio.