di Enrico Oliari –
Ieri il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha deciso di bloccare nuovamente il denaro raccolto per conto dell’Autorità nazionale palestinese, nella fattispecie tasse e dessi doganali.
La decisione arriva dopo che la Corte penale internazionale lo scorso 7 gennaio ha accolto la richiesta di adesione dell’Anp ed ha dato il via ad indagini in base alla denuncia di crimini di guerra nei confronti dei palestinesi.
I fondi bloccati oggi ammontano a 100 milioni di dollari e solo un mese fa Israele aveva congelato dazi doganali raccolti per l’Anp per un valore di 120 milioni di dollari.
Nonostante la palese violazione dei diritti umani esercitata da Israele nei confronti dei palestinesi (solo per fare alcuni esempi basti pensare che un lavoratore palestinese in un cantiere viene pagato il 30 per cento in meno di un collega israeliano a pari livello, o ancora all’embargo imposto a Gaza o alla politica di costruzione di alloggi per coloni nei territori palestinesi), oggi Netanyahu ha affermato che è giunto il momento che “l’Onu accantoni il rapporto scritto dal Consiglio dei diritti umani” su Israele durante la guerra con Gaza.
La dichiarazione del premier israeliano arriva a seguito delle dimissioni del magistrato canadese William Schabas da presidente della commissione d’inchiesta dell’Onu, un organismo, secondo Netanyahu, “che nel 2014 ha preso più decisioni contro Israele che non su Iran, Siria e Nord Corea messi insieme”.
Nella sua lettera di dimissioni Schabas ha affermato di essere stato oggetto di aspre critiche da parte di Israele ed ha spiegato di non voler rappresentare un ostacolo alla pubblicazione di un rapporto, previsto per marzo.

