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Un ebreo ultraortodosso è stato arrestato dalle forze dell’ordine a Gerusalemme per aver accoltellato sei partecipanti al Gay pride, la festa dell’orgoglio gay: l’aggressione è avvenuta mentre il corteo colorato percorreva la Keren Hayesod Street, e dei sei feriti due risultano essere in gravi condizioni.
Il sospetto è che insieme alla persona fermata abbiano agito uno o più complici; un testimone, Shai Aviyor, ha riferito a Channel 2 di aver visto “un giovane ultra-ortodosso accoltellare chiunque si trovasse sulla sua strada. La gente gridava e scappava in cerca di rifugio. Corpi insanguinati erano rimasti sul terreno”.
La manifestazione di Gerusalemme, meno imponente delle 100mila persone del Gay pride di Tel Aviv, è stata preceduta da numerose polemiche da parte del clero ebraico, che l’hanno definita “la marcia disgustosa”.
Oded Fried, leader del principlae gruppo gay israeliano, ha affermato che la manifestazione sarebbe proseguita nonostante quanto accaduto, poichè “La nostra lotta per l’eguaglianza può solo intensificarsi di fronte a simili eventi”.
Non si tratta del primo caso del genere, tanto che anche al Gay pride del 2005 vi erano state aggrssioni da parte degli ebrei ortodossi con feriti; tensioni ed insulti fino a trasformarsi in maxi-rissa vi erano stati nel 1995 quando i gay avevano voluto ricordare presso lo Yad Va Shem gli omosessuali morti nei Lager nazisti.
Il 3 dicembre il governo Netanyahu era caduto in quando i moderati di Hatnua e Yesh Atid, fra i quali il ministro delle Finanze Yair Lapid e la responsabile della Giustizia Tzipi Livni, si erano rifiutati di firmare la proposta di legge governativa patrocinata dallo stesso Netanyahu che volta a considerare Israele quale “Nazione ebraica”.

