Agi –

Nuovi problemi per il controverso programma del caccia-bombardiere F-35 dell’americana Lockheed-Martin. Il governo israeliano ha effettuato un secondo ordine limitandosi a tra 10/15 jet, pari a circa la metà di quanto annunciato in precedenza. Lo riferisce il viceministro per gli Affari Strategici Yuval Steinitz, secondo il quale il piano annunciato lo scorso mese dal ministro della Difesa, Moshe Yaalon, negli Usa, per l’acquisto di altri 25/31 non è stato sostenuto. Una decisione finale è attesa nei prossimi giorni.

Un acquisto ridotto da parte di Israele, il maggiore alleato degli Usa nella regione e dotato di una delle più potenti aeronautiche del mondo, rappresenta un problema per i tentativi di Lockheed Martin di ridurre il costo unitario degli F-35, il caccia-bombardiere di ultima generazione di cui anche l’Italia ha ridotto dai 131 iniziali a 90 il numero di jet da acquistare. No comment al momento dal portavoce di Yaalon.

Il taglio si riferisce alla seconda tranche. Il comitato ministeriale chiamato a decidere sul programma, guidato dal premier Benjamin Netanyahu, si è riunito 4 volte, rinviando per ben due volte una decisione finale. Il ritardo rischia comunque di costare caro a Israele che potrebbe essere costretta a pagare sostanziose penalità all’americana Citibank che ha garantito il finanziamento per gli F-35.

Israele ha firmato il primo contratto nel 2010 per l’acquisto di 19 F-35 che saranno consegnati tra il 2016 ed il 2018. L’intesa dava l’opzione a Israele di acquistare altri 75 F-35, l’equivalente di 3 squadriglie.

Un altra fonte riferisce che è stata l’ultima e nuovamente inconcludente offensiva nella Striscia di Gaza di quest’estate a spostare il pendolo delle spese per la Difesa (gli Usa garantiscono 3 miliardi di dollari l’anno a Tel Aviv) verso investimenti in trasporti truppe blindati piuttosto che in avveniristici jet. Un settore, quello della difesa aerea, in cui Israele non ha nemici nell’area.