di Enrico Oliari –
Ieri sera Tel Aviv è improvvisamente ripiombata nell’incubo del 1991: un razzo di fabbricazione iraniana, un Fajr 5, è caduto nei pressi della città israeliana, mentre suonavano gli allarmi antiaerei. A quanto si è appreso, l’ordigno è stato lanciato da Gaza dal gruppo della Jihad islamica, il quale ha rivendicato l’azione, per quanto in un primo momento l’esercito israeliano abbia negato la caduta di un razzo; non si hanno notizie di vittime, anche perchè, come hanno riferito fonti governative, il Fajr 5 sarebbe finito nelle acque del mare antistanti la città.
Il gruppo jihadista ha affermato in un comunicato che è stata “allargata la portata della battaglia per potere raggiungere Tel Aviv, e ciò che sta per succedere sarà ancora più grande”.
Il Fajr 5 è un razzo di ultima generazione, è in dotazione all’esercito iraniano, viene lanciato da postazioni mobili ed ha una gittata di circa 80 km.
Da diversi giorni si susseguono i lanci di razzi per lo più rudimentali da Gaza e ieri uno di questi ha centrato in pieno un edificio nella cittadina di Kiryat Malahi provocando, a quanto ha spiegato il portavoce della polizia, Louba Samri, almeno tre morti.
Da parte sua Israele ha compiuto diversi raid sulla Striscia (oltre 250), colpendo centinaia di obiettivi ed uccidendo nella sua auto il capo di Hamas, Ahmed Jaabari; fonti mediche hanno parlato di diversi altri morti, fra i quali una bambina di 7 anni, una ragazza incinta ed un bambino di 11 mesi.
L’iraniana Press Tv ha riportato il monito del portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, il quale ha dichiarato che “se l’aggressione di Israele continua è chiaro che le brigate al-Qassam e Hamas attaccheranno gli israeliani, i soldati e i politici. Una pioggia di razzi si riverserà su di loro”.
Immediatamente sono ripresi i bombardamenti della Striscia di Gaza ad opera dei caccia israeliani e fonti militari hanno confermato che l’esercito ha approvato i piani per la prossima fase dell’operazione lanciata ieri contro Hamas e i gruppi armati palestinesi. Le autorità militari israeliane hanno anche richiamato 30mila riservisti, che potranno essere mobilitati in ogni momento.
Dal Libano il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha condannato il continuo assalto israeliano su Gaza, ma ha affermato che il suo movimento ha grande fiducia e speranze nella resistenza palestinese dei Territori. “Le capacità dimostrate dalla resistenza a Gaza nel lanciare razzi verso Tel Aviv – ha continuato Nasrallah – sono uno sviluppo importante”.
“Chiediamo all’Egitto di usare la sua influenza nella regione per allentare la tensione” ha invece dichiarato dagli Stati Uniti Mark Toner, portavoce del dipartimento di Stato, aggiungendo che il segretario Hillary Clinton ha parlato in proposito con il ministro degli Esteri egiziano; tuttavia anche lo stesso Kamel Amr ha fatto sapere di aver chiesto agli Stati Uniti di intervenire su Israele per mettere fine all’aggressione in corso sulla Striscia di Gaza.
Fonti ufficiali del Cairo hanno confermato che su ordine del presidente Mohamed Morsi, domani il premier Hisham Kandil, accompagnato dal ministro della Sanità, si recherà a Gaza per raccogliere informazioni sulle condizioni dei feriti e della popolazione Gaza dopo gli attacchi aerei israeliani. Il presidente egiziano, Mohammed Morsi, ha dichiarato durante una riunione del governo che “è necessario metter fine all’aggressione israeliana sulla Striscia di Gaza” e che “l’Egitto non accetterà in alcun modo che continuino gli assalti e le minacce a Gaza: siamo dalla parte dei palestinesi per evitare questa aggressione della Striscia di Gaza”. ”Ho chiamato il presidente americano Barack Obama – ha aggiunto – e discusso con lui le vie da intraprendere per giungere alla pace nella regione”.
Nel frattempo giungono notizie di rinforzi militari egiziani partiti dal quartier generale della II Armata dell’esercito, ad Ismailiya, verso la frontiera con Israele e, a quanto è riportato sul sito del quotidiano Al Ahram, è stato proclamato lo stato di massima allerta.
In Israele si vedono lunghe code davanti alle panetterie, mentre le pompe di benzina sarebbero ormai a secco; le autorità hanno raccomandato alla popolazione più esposta di tenersi alla portata dei rifugi.
Netanyahu, che è forte dell’appoggio degli Stati Uniti confermatogli dallo stesso Obama, ha fatto sapere che “Israele compirà tutte le azioni necessarie per la sua difesa”.

