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La decisione di Abu Mazen, leader dell’Autorità nazionale palestinese, di chiedere l’adesione della Palestina alla Corte penale internazionale (per poi portare in tribunale Israele con l’accusa di crimini di guerra) ha scatenato le ire del ministro degli Esteri di Tel Aviv Avigdor Lieberman e soprattutto ha bloccato il trasferimento di 106 milioni di euro di tasse raccolte per conto dell’Autorità palestinese nel mese di dicembre.
Per Lieberman, che è uno dei falchi del governo Netanyahu (da poco decaduto a causa di una crisi di governo apertasi con il rifiuto delle “colombe”, Livni e Lapid, di appoggiare la proposta di legge per la proclamazione di Israele come “Stato ebraico”), l’aver presentato a l’Aia la domanda di adesione ha “sancito la fine degli accordi di Oslo”, siglati fra Yasser Arafat e Shimon Peres nel 1993, di fatto rivelatisi un buco nell’acqua.
Oltre a prendersela con i palestinesi, Lieberman ha anche criticato quei parlamenti che in Europa hanno votato per il riconoscimento della Palestina, cioè Svezia, Francia, Gb, Spagna, Portogallo e Irlanda, ed ha affermato che “hanno così scritto un nuovo capitolo nei Protocolli dei Savi di Sion” e che “hanno mentito spudoratamente”, per cui oggi Israele “è ora abbandonato al suo destino” dall’Europa, come la Cecoslovacchia nel 1938.
Di “crimini di guerra” ha parlato oggi anche il capo-negoziatore palestinese Saeb Erakat, con riferimento al mancato versamento delle tasse che le autorità israeliane hanno raccolto dai palestinesi per conto dei palestinesi: “I fondi del mese di dicembre – ha spiegato Erakat – avrebbero dovuto essere consegnati venerdì, ma è stato deciso di dimezzare il trasferimento come risposta all’iniziativa palestinese” all’Aia; “Questa decisione è un nuovo crimine di guerra israeliano – ha aggiunto – ma noi non arretreremo di fronte a queste pressioni”.

