di Giuseppe Gagliano

Nuovo pesante attacco di Israele a Hezbollah nella notte tra sabato e domenica in Libano, definito “preventivo” dalla retorica belligerante del governo di Benjamin Netanyahu, al quale è seguita la risposta da parte del gruppo sciita con il lancio di centinaia di razzi. L’esercito israeliano ha affermato che i missili hanno distrutto diverse infrastrutture di Hezbollah tra cui impianti per la produzione di energia, mentre da parte di Hezbollah è stato riportato che sono stati centrati 11 obiettivi militari nel nord di Israele. Non è certo il bilancio delle vittime, si parla di tre individui morti in Libano e uno in Israele.

Il leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah ha affermato che “sarà vana qualsiasi speranza di interrompere il sostegno di Hezbollah al popolo palestinese, indipendentemente dai sacrifici che saremo chiamati a fare, mentre il presidente Usa Joe Biden ha fatto sapere che “Israele ha diritto di difendersi, ma continueremo a lavorare per porre fine alle tensioni”.

Da parte israeliana è stato ammesso che se gli Hezbollah avessero puntato al centro del paese, come avevano preannunciato, e non al nord vi sarebbero stati molti più danni.

Secondo il sito web di notizie Axios Israele aveva informato gli Stati Uniti dei suoi piani di attacco contro il Libano. Questa notizia si inserisce in un contesto geopolitico complesso, caratterizzato da tensioni persistenti tra Israele e il movimento sciita libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran. Il coordinamento con gli Stati Uniti suggerisce che, nonostante le azioni unilaterali di Israele, vi sia una consultazione stretta con Washington riguardo alle operazioni militari nella regione. Questo riflette l’importanza strategica che il Libano e Hezbollah rivestono sia per la sicurezza nazionale di Israele che per la politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Le azioni militari reciproche, con il lancio di razzi da parte di Hezbollah e gli attacchi aerei israeliani, indicano un’escalation delle tensioni che potrebbe avere implicazioni più ampie per la stabilità regionale. L’uccisione del comandante di Hezbollah, Fuad Shukr, menzionata come una delle cause scatenanti della reazione del gruppo, evidenzia il continuo confronto tra Israele e le forze proxy sostenute dall’Iran, il che potrebbe innescare ulteriori conflitti armati e destabilizzazione nell’area.

In questo scenario il coinvolgimento degli Stati Uniti evidenzia l’interesse di Washington nel mantenere un equilibrio di potere nella regione, cercando di contenere l’influenza iraniana attraverso il sostegno a Israele. Tuttavia, l’escalation delle ostilità potrebbe complicare ulteriormente le relazioni internazionali, coinvolgendo potenzialmente altri attori regionali e internazionali e aumentando il rischio di un conflitto più ampio.