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Il Segretario di Stato americano, John Kerry, è intervenuto oggi sui colloqui in corso a Washinton tra la rappresentanza di Israele guidata dal ministro della Giustizia, Tzipi Livni, e il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat: “Se i leader di entrambi le parti continuano a mostrare una forte leadership e la volontà di fare scelte difficili e compromessi ragionevoli – ha detto Kerry – la pace è possibile”.
Per giungere al risultato di oggi, ovvero all’apertura dei negoziati, seppure preliminari, il Segretario di Stato Usa ha compiuto un’estenuante spola fra Tel Aviv ed Amman, “ma anche le parti – ha aggiunto oggi – devono cercare compromessi ragionevoli su questioni difficili, complicate, dal punto di vista emotivo e simbolico”. “So che i negoziati saranno difficili – ha detto poi Kerry – ma so anche che le conseguenze di un mancato tentativo sarebbero peggiori”.
Il presidente americano Obama si è detto “lieto che il primo ministro israeliano Netanyahu e il Abbas (ovvero il palestinese Abu Mazen) abbiano accettato l’invito del Segretario Kerry di riprendere formalmente negoziati diretti e finali e abbiano inviato team di negoziatori a Washington per il primo round di incontri. Questo è un passo promettente sebbene un duro lavoro e scelte difficili” saranno da affrontare.
I colloqui di pace fra israeliani e palestinesi sono interrotti dal 2010, poiché Tel Aviv non ha mai dato segno di voler interrompere la politica degli insediamenti; per l’occasione Israele ha comunque liberato 104 prigionieri con sulle spalle anche reati gravi, come attentati terroristici, in carcere da decenni.
Obama ha poi spiegato che “durante la mia visita di marzo nella regione ho sentito personalmente il desiderio intenso di pace tra israeliani e palestinesi, fattore che rinforza la mia convinzione che la pace sia possibile e necessaria”.

