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Il Segretario di Stato Usa John Kerry ha chiesto all’Unione europea di posticipare l’entrata in vigore del divieto per i paesi membri di finanziare organizzazioni e imprese israeliane nei territori occupati, stabilito con il voto del Parlamento europeo del 18 luglio scorso.

Alla base della richiesta l’avvio dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi, per il quale lui si è profondamente impegnato, dopo che erano fermi da tre anni.

Le linee guida votate dall’Unione europea avevano trovato l’immediata soddisfazione dei palestinesi, i quali continuano (anche a colloqui iniziati) a vedersi sottrarre parti del territorio per la costruzione di nuovi insediamenti, mentre il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu era andato su tutte le furie ed aveva fatto sapere che “Non accetteremo editti esterni sui nostri confini”. “Come primo ministro d’Israele – ha continuato Netanyahu – non lascerò che nessuno danneggi centinaia di israeliani che vivono in Giudea e Samaria, sulle alture del Golan o a Gerusalemme, nostra capitale unita”. “La questione dei confini verrà determinata solo attraverso negoziati diretti fra le parti”, aveva aggiunto.

Per Netanyahu la decisione di Bruxelles rappresentava “un tentativo di tracciare forzosamente le frontiere di Israele attraverso una pressione economica, piuttosto che con il negoziato”, cosa che “rafforza la posizione palestinese e fa perdere a Israele la fiducia nella neutralità dell’Europa”.