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La “spola”, come è stata definita, del Segretario di Stato americano John Kerry fra gli israeliani ed i palestinesi fa, ogni giorno, un passo avanti ed uno indietro. Infatti il quinto viaggio in Medio oriente di Kerry non sta portando, almeno per il momento, ai risultati desiderati ed anche il semi-annuncio del ritrovo di un accordo di ieri si è infranto sullo scoglio della caparbietà dei palestinesi, i quali restano disillusi soprattutto perché se Netanyahu su una mano ha la proposta di pace, sull’altra ha il no stop agli insediamenti nei Territori e la pretesa di trasformare Gerusalemme, tutta, nella capitale di Israele.
Così oggi John Kerry incontrerà per l’ennesima volta ad Amman, in Giordania, il capo-negoziatore palestinese Saeb Erekat, ma già il Comitato esecutivo dell’Olp, il Comitato centrale di al-Fatah e i responsabili delle altre organizzazioni affiliate all’Olp e indipendenti hanno espresso la loro contrarietà ad ogni proposta che non congeli immediatamente le attività edilizie negli insediamenti ebraici (Kerry chiede solo “moderazione”) e che non contempli il ritorno ai confini del 1967 (questione di cui Kerry non parla).

