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Una delle sei vittime dell’aggressione perpetrata a partecipanti al gay pride di Gerusalemme dello scorso giovedì è deceduta in ospedale. Si tratta della 17enne Shira Banki, accoltellata dall’ebreo ortodosso Yishai Schlissel, il quale in passato era già stato condannato a 10 anni di carcere per un episodio del tutto simile simile.
Il premier Benjamin Netanyahu ha affermato che “Shira è morta perché difendeva con coraggio il diritto di ciascuno di vivere la propria vita con rispetto e sicurezza” (…). “Non consentiremo al disgustoso assassino di alterare i valori basilari su cui si fonda la società israeliana. Condanniamo con disprezzo il tentativo di imporre fra di noi l’odio e la violenza. Agiremo affinché l’assassino riceva la pena che merita”, ha aggiunto.
Critico l’ex presidente israeliano Simon Peres, il quale ha detto in occasione di una manifestazione contro l’aggressione ai sei del gay pride che “Non dovrebbe sorprendere nessuno che una ragazza di 17anni venga accoltellata nel momento in cui alcuni sono liberi di etichettare la parata del gay pride come una parata di animali. Coloro che incitano all’odio contro gli arabi di Israele, non dovrebbero essere sorpresi dal fatto che le chiese e le moschee vengano incendiate, o che un bambino muoia bruciato vivo nel cuore della notte”, con riferimento a Ali Saad Dawabsheh, di 18 mesi, morto in quanto la casa dove viveva con la famiglia è stata data alle fiamme venerdì scorso.

