Notizie Geopolitiche –

Nonostante i moniti di Europa e Stati Uniti ed i sempre più paesi che riconoscono la Palestina (ultime Svezia e Gran Bretagna, quest’ultima con solamente il voto solo simbolico della Camera bassa), il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di procedere con la politica di espansione edilizia nei territori dei palestinesi ed ha annunciato la costruzione di altre mille unità abitative a Gerusalemme Est e di 12 nuove strade nella Cisgiordania occupata. Gli alloggi saranno costruiti nella misura di 660 a Ramat Shlomo e di 400 a a Har Homa, ma quella di oggi è solo l’ennesima iniziativa del governo israeliano in questo senso, basti pensare che è del 3 ottobre scorso l’ultimo annuncio che dava la costruzione di 2.160 abitazioni a Givat Hamatos.

Il fatto è che il governo Netanyahu si regge su una maggioranza composita fatta anche di partiti radicali come “Focolare ebraico” di cui fa parte il ministro dell’Edilizia Uri Ariel, uno dei più accesi sostenitori della politica del tirare diritto senza mai aprire il dialogo con il palestinesi.

Da giorni si susseguono pesanti gli scontri nell’area della Spianata delle Moschee, un palestinese ha investito israeliani in attesa del bus uccidendo una bambina di tre mesi e militari israeliani hanno sparato ad un adolescente palestinese.

Nella logica di dare un colpo alla botte ed uno al cerchio, Netanyahu deve così fare i conti con le proteste interne, per cui il ministro delle Finanze israeliano, Yair Lapid (partito moderato “Yesh Atid,”) ha criticato la decisione del premier in quanto “potrebbe portare a una gravissima crisi tra Israele e Stati Uniti, che sono già a un minimo storico, e indebolisce la posizione del nostro Paese nel mondo”. Ed ovviamente anche con le proteste esterne, con da una parte l’Unione europea che già ha tagliato le collaborazioni con le organizzazioni e le aziende israeliane che operano nei Territori occupati, e dall’altra gli Stati Uniti, sostenitori della politica, invisa ad Israele, dei Due Stati.

Sul fronte palestinese c’è da registrare la dichiarazione del portavoce della presidenza palestinese Nabil Abu Rudeina, il quale da dichiarato che “L’escalation israeliana nella Gerusalemme occupata e nei luoghi santi, le pericolose aggressioni quotidiane e l’annuncio di un nuovo piano di colonizzazione a Gerusalemme est costituiscono un pericolo che condanniamo e consideriamo inaccettabile”.