di Guido Keller –
E’ bufera sul premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale probabilmente non sa più come dare sfogo alla sua islamofobia: intervenendo al Congresso Sionista, “Bibì” ha affermato che “Il mufti volò a Berlino, all’epoca Hitler non voleva sterminare gli ebrei, voleva espellerli. Hajj Amin al-Husseini andò da Hiler e gli disse “Se li cacci, verranno da noi”. Allora Hitler gli chiese “Cosa ne devo fare?” E il mufti gli disse “bruciali””. Ha quindi osservato che “il mufti di Gerusalemme venne perseguito dai tribunali di Norimberga dopo la guerra, ma riuscì a sfuggire alla giustizia”.
La cosa non sta storicamente in piedi, tanto che Meir Litvak, storico dell’Università di Tel Aviv, ha precisato che “l’idea di sterminare gli ebrei risale al 1939, quando il piano fu di mandare gli ebrei europei a Nord degli Urali per farli morire di malattie ma il piano venne bocciato perché l’Urss non si arrese nel 1941, fu allora che venne l’idea della Soluzione Finale”.
Il leader dell’opposizione Isaac Herzog ha definito le affermazioni del premier “Una pericolosa distorsione. Chiedo a Netanyahu di correggerla immediatamente perché minimizza la Shoah e la responsabilità di Hitler nel terribile disastro del nostro popolo”.
Il capo-negoziatore palestinese per il processo di pace Saeb Erakat ha dichiarato che “Netanyahu odia a tal punto i palestinesi che è disposto ad assolvere Hitler per l’assassinio di 6 milioni di ebrei”. Ha poi aggiunto che “Lo Stato di Palestina denuncia le affermazioni Netanyahu in quanto moralmente indifendibili ed infiammatorie”.
Da Berlino, dove Netanyahu è atteso a ore, il portavoce della cancelliera Angela Merkel Steffen Seibert ha affermato che “Non c’è nessun motivo per cambiare la storia”: “Conosciamo bene l’origine dei fatti ed è giusto che la responsabilità sia sulle spalle dei tedeschi”.

