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Aveva fatto di tutto, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, per scongiurare l’accordo sul nucleare iraniano. Era arrivato persino ad intervenire il 2 marzo (in piena campagna elettorale) al Congresso Usa, un gesto che Obama e Kerry non avevano apprezzato, tanto da rifiutarsi di riceverlo. Ed ancora il Mossad aveva spiato le trattative in corso in Svizzera, per comunicare a 367 deputati repubblicani quanto stava accadendo, in modo da lanciare attraverso loro un monito diretto al presidente Usa.

E così, se a Teheran si è festeggiato, con Hassan Rohani che ha parlato di “intesa che entrerà nella memoria storica del popolo iraniano”, a Tel Aviv dapprima si sono alzati i fumi della rabbia, quindi il premier Benjamin Netanyahu ha sfidato l’Iran avvertendo che “Un accordo finale dovrà richiedere a Teheran un chiaro impegno nel riconoscere il diritto di Israele ad esistere”.

Per Netanyahu l’unico obiettivo degli iraniani resta comunque quello di “costruire la bomba atomica”. “Non solo – ha spiegato – l’accordo lascia a Teheran un’ampia infrastruttura nucleare perché non prevede la chiusura di una sola installazione, ma autorizza l’Iran a conservare migliaia di centrifughe per continuare ad arricchire uranio”.