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A poche ore dal voto in Israele il premier Benjamin Netanyahu non ha interrotto la sua lunga ed accesa campagna elettorale, anche perché diversi sondaggi danno il Likud con quattro seggi in meno rispetto all’Unione sionista del laburista Isaac Herzog e della centrista Tipzi Livni: “Se sarò eletto – ha affermato in un evidente tentativo di strappare voti ai nazionalisti di Habayit Hayeudi – non esisterà uno Stato di Palestina”.
Il governo è caduto il 3 dicembre, quando i moderati di Hatnua e Yesh Atid, fra i quali il ministro delle Finanze Yair Lapid e la responsabile della Giustizia, Tzipi Livni, si sono rifiutati di firmare la proposta di legge governativa patrocinata dallo stesso Netanyahu che volta a considerare Israele quale “Nazione ebraica”, un ulteriore elemento di tensione.

