di Enrico Oliari –

Finalmente dalle elezioni del 17 marzo il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ottenuto la fiducia al suo governo, il quarto consecutivo, che si appoggia su una maggioranza risicatissima, cioè di un solo voto. Ad annunciare ufficialmente la cosa è stato il presidente del Parlamento Youli Edelstein al termine di una seduta all’insegna del nervosismo, iniziata con l’espulsione di tre deputati arabo-israeliani: “Ecco i risultati – ha annunciato – . A favore 61 voti; contrari 59 voti. Dichiaro che il governo ha ottenuto la fiducia della Knesset. Congratulazioni”.

Il governo precedente era caduto il 3 dicembre, quando i moderati di Hatnua e Yesh Atid, fra i quali il ministro delle Finanze Yair Lapid e la responsabile della Giustizia, Tzipi Livni, si sono rifiutati di firmare la proposta di legge governativa patrocinata dallo stesso Netanyahu che volta a considerare Israele quale “Nazione ebraica”, un ulteriore elemento di tensione nel quadro della difficile questione israelo-palestinese.

Per mettere insieme la maggioranza il premier si è rivolto a cinque partiti, ma ha già fatto sapere di pensare ad una riforma per assicurare maggiore governabilità, incassando tuttavia le critiche dei laburisti, che lo hanno accusato di “aver messo insieme un circo”. L’asse del governo si è spostato fortemente a destra, e già ci si chiede come verranno spartiti i quindici ministeri; Netanyahu ha già detto che terrà per sé il ministero degli Esteri, e che la sua vice alla diplomazia sarà la nazionalista Tzipi Hotoveli, membra del suo partito.