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La recente presa di posizione di alcuni paesi, fra cui l’Italia, contro la decisione di Israele di voler procedere alla costruzione di 1800 nuove unità abitative in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, non è andata giù a Tel Aviv, al punto che il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman ha convocato gli ambasciatori di Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna per “sottolineare loro che una costante presa di posizione contro Israele e a favore dei palestinesi e’ inaccettabile”.
A dire il vero anche il Segretario di Stato Usa, John Kerry, il quale si sta adoperando molto per la ripartenza dei negoziati di pace israelo-palestinesi, ha definito “illegali” gli insediamenti; tuttavia era stata l’Unione europea a stabilire che non vi sarebbe stata nessuna cooperazione con enti e con imprese israeliani attivi nei territori occupati.
Lieberman ha quindi affermato che i paesi europei in causa “ignorano la realtà sul terreno ed assumono prese di posizione che feriscono in modo significativo la possibilità’ di raggiungere un accordo tra le parti”.
Solo a dicembre Tel Aviv aveva annunciato la costruzione di 1400 alloggi per coloni, che si vanno ad aggiungere ai 1800 di oggi: per questo motivo Abu Mazen ed i palestinesi nutrono poche speranze in un reale processo di pace.
Anche il premier Benjamin Netanyahu è intervenuto per condannare la mossa europea: “Questa è ipocrisia – ha detto – : l’Unione europea convoca i nostri ambasciatori a causa della costruzione di poche case? Quando sono stati convocati gli ambasciatori palestinesi per l’incitamento alla distruzione di Israele? E’ ora di finirla con questa ipocrisia. Questo squilibrio non favorisce la pace”.
Sabato scorso il ministero degli Esteri italiano, Emma Bonino, ha espresso “vivo disappunto e preoccupazione per la decisione del Governo israeliano di procedere alla costruzione di nuove unità abitative nei Territori Occupati. In concordanza con quanto ribadito dall’Unione Europea circa l’illegalità dell’espansione degli insediamenti secondo il diritto internazionale, la Farnesina sottolinea che la decisione del governo di Gerusalemme complica il conseguimento di una soluzione fondata su due Stati. Occorre in questa fase astenersi da qualsiasi iniziativa suscettibile di danneggiare i negoziati in corso che costituiscono un’opportunità unica per giungere a una pace giusta e duratura”.

