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L’ israeliana Zahava Gal-On, presidente del partito di sinistra Meretz, lo aveva detto: l’iniziativa di Stoccolma “genererà un effetto a catena che porti il resto degli Stati dell’Unione Europea a riconoscere lo Stato palestinese”.

E così dopo il riconoscimento della Palestina da parte della Svezia e dei Parlamenti britannico spagnolo, toccherà fra pochi giorni alla Francia decidere se adottare lo stesso provvedimento.

Il maggiore ostacolo alla politica dei “due popoli, due stati” è posto dalla destra di governo, cioè da esponenti di “Focolare ebraico” del calibro del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman e di quello dell’Edilizia Uri Ariel, i quali si oppongono alla nascita della nuova nazione mantenendo alta la tensione, anche con i continui annunci di nuovi alloggi a Gerusalemme est e nei territori palestinesi.

Oggi il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha risposto al “question time” alla Camera affermando che per l’Italia “L’obiettivo del riconoscimento dello Stato palestinese è sul tavolo, ma a nostro avviso deve intervenire nel momento in cui sarà più utile ai fini del rilancio del negoziato”.

Il capo della diplomazia italiana ha ribadito che “il governo è innanzitutto impegnato con l’obiettivo di riattivare il negoziato bilaterale tra israeliani e palestinesi” e che “Il riconoscimento dello Stato palestinese è un obiettivo di importanza fondamentale e strategica. Vorrei fosse chiaro noi non lo consideriamo un semplice atto simbolico”.