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Dopo lo stop dei giorni scorsi ai negoziati israelo-palestinesi seguito alla sospensione della scarcerazione dei prigionieri palestinesi da parte di Israele, come invece era previsto dai pre-accordi, si intravedono timidi spiragli di dialogo dopo che le due parti hanno tentato di “risolvere i contrasti” reciproci grazie ad un nuovo intervento degli Stati Uniti. Nell’ultimo incontro, che si è tenuto alle prime luci dell’alba, erano presenti in quella che è stata definita una “atmosfera pragmatica”, il ministro israeliano della Giustizia Tzipi Livn, il capo negoziatore dell’Anp, Saeb Erekat, e il mediatore statunitense Martin Indyk, inviato speciale del presidente Barack Obama.

Come ha spiegato la portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, “Le divergenze restano, ma ambedue le parti si sono impegnate a ridurle”.

Mentre si avvicina il 29 aprile, data di scadenza dei nove mesi prefissati dal promotore dei negoziati, lo statunitense John Kerry, il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman ha dichiarato in un’intervista radiofonica che Abu Mazen dovrà ritirare la firma ai 15 trattati internazionali, tra cui le Convenzioni di Ginevra sulle operazioni di guerra, il trattamento dei prigionieri e le occupazioni, firmati lo scorso 2 aprile dopo la sospensione della liberazione dei detenuti palestinesi.