di Guido Keller

Je suis Charlie. Lo hanno detto in due milioni oggi a Parigi, nella maxi-manifestazione che ha visto anche numerosi capi di Stato e di governo, tra i quali il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il leader dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, il numero uno della Lega Araba (e presidente del Niger) Mahamadou Issoufou, re Abdullah di Giordania, il turco Ahmet Davutoglu, il tunisino Mehdi Jomaa, il presidente del Gabon Ali Bongo e quello del Mali Ibrahim Boubacar Keita, l’ucraino Petro Poroshenko, il presidente del Benin Thomas Boni Yayi e quello della Romania Klaus Iohannis.

Fra i primi ministri europei l’italiano Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il britannico David Cameron e quelli degli altri paesi del continente europeo, compreso l’albanese Edi Rama, il kosovaro Isa Mustafa e il georgiano Irakli Garibashvili.

Presenti anche numerosi ministri degli Esteri anche dei paesi arabi, mentre dalla Russia è giunto nella capitale francese Sergei Lavrov; per la Nato vi era Jens Stoltenberg, ed in rappresentanza dell’Unione Europea il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Per il Consiglio Europeo Donald Tusk.

L’impressionante fiume di persone, diviso in cortei paralleli, ha percorso da Place de la Republique a Place de la Nation, in una manifestazione “senza precedenti”, come l’ha definita il ministro francese dell’Interno Bernard Cazeneuve, il quale ha anche ammesso che un conteggio ufficiale è “impossibile”.

E manifestazioni si sono tenute anche in altre città, alzando il numero dei partecipanti a tre milioni e mezzo in tutta la Francia, come pure cortei si sono snodati anche in altre capitali europee, per dire, per urlare al fondamentalismo che quella europea è la terra delle libertà: “Je suis Charlie”, il terrorismo non passa.