di Guido Keller –
Finalmente da Bruxelles è arrivato qualcosa di più di una pacca sulla spalla in materia di emergenza migranti. La parola chiave è “flessibilità”, ovvero la possibilità di sforare il margine del deficit di bilancio a seconda della situazione di crisi-immigrazione in corso nel paese e degli sforzi impiegati per affrontarla.
Quanto annunciato dal capo della Commissione Jean Claude Juncker è musica alle orecchie del governo italiano, per quanto i conti del Paese siano in ordine e, a differenza di altri membri dell’Unione come la Spagna e la Francia, al di sotto del deficit di bilancio del 3%.
Anche perché la cosa si intreccia con la manovra di stabilità appena arrivata in Parlamento, e garantirebbe almeno 3 miliardi alle casse dell’Italia, paese dove nel 2014 sono giunti 170mila migranti e già 136mila fino da gennaio a settembre 2015.
Juncker, che è intervenuto davanti all’Europarlamento, ha precisato che i paesi dovranno dimostrare gli sforzi e “i costi enormi” sostenuti per affrontare l’emergenza al fine di vedersi riconosciuta la possibilità di sforare il deficit.
“Che piaccia o meno – ha aggiunto il capo della Commissione nel suo intervento – dobbiamo cooperare con la Turchia”, per quanto “esistano questioni irrisolte sui diritti umani e la libertà di stampa”: “è necessario muoversi rapidamente” – ha spiegato – “perché la Turchia è d’accordo perché i profughi restino lì”.
Junker ha riconosciuto che il sistema di redistribuzione dei richiedenti asilo provenienti da Italia e Grecia “non sta funzionando nel modo migliore”, per cui “Dobbiamo accelerare nel completamento delle misure operative. Bisogna completare gli hotspot e procedere nel sistema di redistribuzione”. “Le cose si stanno muovendo, ma non abbastanza velocemente – ha continuato -. Solo otto Paesi su 26 hanno mandato i propri ufficiali di collegamento in Italia e 3 Paesi in Grecia. Solo nove Paesi ci hanno fatto sapere che possono accogliere 700 persone. Ma noi ne dobbiamo ricollocare 160mila” per cui l’Unione Europea “rischia di perdere la propria credibilità”.
Intanto è caos in Slovenia, dove in poco più di una settimana sono giunti 84mila migranti in fuga sopratutto da Siria, Afghanistan e Pakistan: il piccolo Paese europeo di poco più di 2 milioni di abitanti ha chiesto aiuto anche per l’invio di militari agli altri Paesi dell’Unione, è già a trovato la disponibilità della Francia. Lubiana potrebbe invocare la clausola di solidarietà, la 222 prevista dal trattato di funzionamento Ue, che prevede l’azione congiunta dei paesi attraverso tutti gli sforzi possibili in caso di attacchi terroristici o di calamità. Il premier Miro Cerar ha ribadito nei giorni scorsi che “La situazione è molto grave, mi aspetto un piano d’azione concreto altrimenti sarà l’inizio della fine dell’Unione europea come tale” .
Il mezzo milione di profughi transitato fino ad ora nei Balcani sta facendo crescere le tensioni fra i paesi, ed oggi vi sono fra Lubiana e Zagabria accuse reciproche di aver spinto i profughi verso nord “in modo organizzato” e di aver “rifiutato di portare i profughi in treno direttamente in Austria”.
Il fiume umano di migranti sta in queste ore spingendo per entrare in Austria, ma il ministro dell’Interno Johanna Mikl-Leitner ha annunciato la costruzione di una barriera di 600 chilometri alla frontiera per controllare meglio il flusso dei migranti.
E’ quello che Juncker temeva: l’effetto Orban. Che potrebbe portare al fallimento del Trattato di Schengen.

