di Guido Keller –
Il capo della Commissione Jean-Claude Juncker ha aperto il suo discorso sullo stato dell’Unione Europea al parlamento di Strasburgo concentrandosi sulla crisi immigrazione, facendo notare che i numeri sono sì “spaventosi, ma questo non è il momento di avere paura, è il momento di un’azione concertata e della solidarietà”. Juncker ha continuato spiegando che “è il momento in cui deve prevalere la dignità umana. Tutti noi dobbiamo ricordare che l’Europa è un continente in cui siamo stati tutti, in un qualche momento della storia, dei rifugiati”.
Facendo notare che i profughi rappresentano lo 0,1 per cento della popolazione, mentre in Libano sono il 25% degli abitanti, il capo della Commissione ha ribadito che “Abbiamo i mezzi e gli strumenti per aiutare chi fugge da guerra e oppressione” e che “l’Europa, nonostante le divergenze interne tra gli Stati, è il continente più stabile e ricco di tutto il mondo”, per cui “Tutti devono ammettere che questo è un luogo di pace e stabilità e ne dobbiamo essere orgogliosi”.
Per Juncker l’Europa ha il dovere di accogliere “tutti quelli che fuggono dallo Stato islamico”, e per capire l’urgenza basta “mettersi nei panni” di chi è in fuga dall’estremismo dell’Isis. “Voi che fareste? – ha chiesto rivolgendosi agli europarlamentari – Con un figlio, attraversereste qualsiasi mare”. Ecco perché “anche se costruiamo muri e barriere, i rifugiati non smetteranno di viaggiare verso l’Europa”.
Il piano da lui proposto prevede la ripartizione dei profughi in quote tra i paesi membri e sanzioni dello 0,002% del Pil del paese che si rifiuta, come la cordata dei paesi dell’Europa orientale che vede capofila la Polonia. La possibilità di chiudere le frontiere pagando la sanzione, a dire il vero leggera, varrà solo per un anno. Dalla proposta sono escluse Gran Bretagna e Danimarca per via delle clausole di esclusione, ma entrambi i paesi sono già meta di profughi al punto che Copenhagen è arrivata a far pubblicare sui giornali libanesi un’inserzione a pagamento per avvisare i migranti di non giungere in Danimarca, “perché abbiamo dimezzato gli aiuti a profughi ed immigrati”
Una posizione in antitesi con il piano Juncker, che prevede, oltre al meccanismo legislativo permanente, anche una soluzione temporanea per la distribuzione di altri 120mila rifugiati in 24 mesi, provenienti da Siria, Eritrea e Iraq.

