di Enrico Oliari –

Arrivando a Bruxelles per l’incontro con i colleghi dell’Unione europea, il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, è tornato sulla questione Shalabayeva ed ha affermato che “ritengo che ci siano ancora punti oscuri che altre istituzioni devono chiarire”.

Ai giornalisti che le chiedevano se fosse il caso di espellere l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov, Bonino ha risposto: “La mia prima preoccupazione è non indebolire per reazione o controreazione la nostra presenza ad Astana”;  “Non vorrei – ha aggiunto – che alla fine rimanessimo dichiarati persona non grata noi e lasciati quindi con una presenza più indebolita nell’avvicinarsi del generale agosto”. Semmai – ha continuato il capo della Farnesina – è “indubbio che l’attuale ambasciatore kazako in vacanza, dopo gli avvenimenti, non sarà più neanche una persona molto utile per i kazaki, perché non lo riceverebbe più nessuno”.

Bonino ha poi spiegato che “Stiamo prendendo e abbiamo preso varie iniziative rispetto alla nostra controparte da quando è uscita la relazione, da quando è provata e formale la superattività dell’ambasciatore kazako, per vedere di risolvere in questo modo la situazione, ma senza provocare contraccolpi che indeboliscano la nostra presenza e quindi la nostra capacità di assistenza”. “Da questo punto di vista – ha concluso il ministro, che sulla vicenda riferirà mercoledì in Senato – stiamo valutando ancora”.

I “punti oscuri” a cui fa riferimento Emma Bonino potrebbero riguardare la figura del marito della Shalabayeva, quest’ultima sotto processo per l’uso di passaporti falsi: Mukhtar Ablyazov è un ex banchiere e politico, per nulla dissidente in quanto ministro del suo governo e poi condannato per mazzette, oggetto di investigazioni da parte dell’Alta corte del Regno Unito per l’accusa di essersi appropriato indebitamente, tra il 2005 e il 2009, di 3,7 miliardi di dollari dalla BTA Bank. Ha sulle spalle 5 mandati di cattura internazionali, compreso quello della Russia, per una frode da 5 miliardi di dollari.

La prudenza della Bonino è inoltre da spiegarsi con gli interessi italiani in Kazakistan, paese che ha progressivamente assunto il ruolo di partner privilegiato per l’Italia nell’Asia centrale: Todini costruzioni, Finmeccanica, Impregilo ed Eni sono i principali colossi italiani presenti in Kazakistan; la quota di Eni nel 2001 è stata di 106 mila barili di olio

equivalente al giorno, di cui 64 mila barili/giorno di petrolio e condensati e 6,5 milioni di metri cubi/giorno di gas naturale. Vi è poi il progetto Kashagan: Eni partecipa con il 16,81% nel consorzio North Caspian Sea Production Sharing Agreement (NCSPSA)

che regola i diritti di esplorazione, di sviluppo e di sfruttamento di un’area di circa 4.600 chilometri quadrati localizzata nella porzione settentrionale del Mar Caspio, dove sono state costruite isole artificiali per lo sfruttamento del giacimento di Kashagan, scoperto nel 2000 e considerato uno dei maggiori ritrovamenti di idrocarburi degli ultimi 35 anni. Successivamente, nella stessa area, il consorzio a cui partecipa Eni ha scoperto i campi di Kashagan South West, Kalamkas, Aktote e Kairan.