di Giuseppe Gagliano –
Il progetto per lo sfruttamento dei giacimenti di tungsteno in Kazakistan, considerato strategico dagli Stati Uniti per ridurre la dipendenza dalla Cina nelle materie prime critiche, è finito al centro di polemiche dopo le indiscrezioni su presunti interessi economici riconducibili alle famiglie del presidente Donald Trump e del segretario al Commercio Howard Lutnick. Secondo ricostruzioni pubblicate dalla stampa statunitense, investitori vicini ai due esponenti dell’amministrazione sarebbero coinvolti in società collegate all’iniziativa mineraria destinata a beneficiare di ingenti finanziamenti pubblici americani.
Il progetto riguarda i giacimenti di Northern Katpar e Upper Kairakty, sviluppati dalla statunitense Cove Capital insieme alla società statale kazaka Tau-Ken Samruk. L’investimento complessivo è stimato in circa 1,1 miliardi di dollari e potrebbe ottenere fino a 1,6 miliardi di sostegno attraverso strumenti finanziari del governo statunitense. Washington considera il tungsteno una risorsa strategica per i settori della difesa, dell’aerospazio, dell’energia e dell’industria tecnologica.
Le ricostruzioni giornalistiche sostengono che investitori legati a Donald Trump Jr. ed Eric Trump, tramite Dominari Securities, abbiano acquisito una partecipazione in una società collegata al progetto poco prima della firma dell’accordo, mentre Cantor Fitzgerald, controllata dalla famiglia Lutnick, avrebbe raccolto capitali per uno dei principali investitori. Al momento non sono emerse prove pubbliche di irregolarità, ma il caso alimenta interrogativi sulla possibile sovrapposizione tra interesse pubblico e interessi privati.
L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia americana di diversificazione delle forniture di minerali critici, dopo che la Cina ha rafforzato il controllo sulle esportazioni di tungsteno e di altri metalli strategici. Per Washington il Kazakistan rappresenta un partner fondamentale grazie alle sue risorse minerarie e alla posizione geografica tra Russia e Cina, mentre Astana punta a valorizzare il proprio ruolo geopolitico attirando investimenti occidentali senza compromettere i rapporti con Mosca e Pechino.
Dal punto di vista economico, il progetto potrebbe rafforzare la presenza statunitense in Asia centrale, ma resta aperta la sfida di costruire una filiera completa, dalla raffinazione alla trasformazione industriale, evitando nuove dipendenze esterne. Sul piano politico, eventuali commistioni tra strategia nazionale e interessi privati rischierebbero invece di indebolire la credibilità della politica americana sulle materie prime strategiche.
Il tungsteno è infatti una risorsa essenziale per la produzione di componenti ad alta resistenza destinati ai sistemi militari, aerospaziali ed energetici. Garantire forniture sicure rappresenta un obiettivo prioritario per gli Stati Uniti, soprattutto dopo le tensioni internazionali degli ultimi anni che hanno evidenziato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.
Il caso kazako assume così un valore che va oltre il singolo investimento. La competizione per il controllo dei minerali critici è ormai parte integrante del confronto geopolitico globale e il Kazakistan si conferma uno dei principali snodi della nuova competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia. Proprio per questo la trasparenza nella gestione dei progetti strategici diventa un elemento decisivo per evitare che la sicurezza economica venga percepita come terreno di vantaggio per interessi privati.




