di C. Alessandro Mauceri –
Si è concluso il G7 in Giappone, dove il segretario di Stato Usa John Kerry è giunto assieme ai ministri degli Esteri del G7 e all’Alto rappresentante della Politica estera europea Federica Mogherini. Attualmente il G7 è sotto la presidenza del Giappone e, da quando è cominciato il mandato di Tokyo, è la prima volta che il Paese ospita un summit delle grandi potenze.
Subito dopo il suo arrivo, Kerry ha deposto una corona al monumento di Hiroshima che ricorda il bombardamento del 6 agosto 1945. “La mia visita ad Hiroshima ha un significato particolare, riassume quanto siano strette le nostre relazioni e rappresenta il cammino fatto assieme dai tempi bui della guerra”, ha detto.
Il segretario di Stato americano, però, ha dichiarato senza mezzi termini che la sua visita al monumento dei caduti non equivale a presentare scuse formali nei confronti del Giappone per le oltre 200mila vittime causate dalle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
Scuse che, secondo un sondaggio condotto poche settimane fa dall’istituto Popolus per l’agenzia di notizie e radio Sputnik, i giapponesi si aspettavano, da decenni. Recentemente alla domanda “Secondo voi gli USA devono presentare scuse ufficiali alle vittime dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki nel 1945?”, il 61 per cento dei giapponesi ha risposto SI e solo l’11 per cento ritiene che chiedere scusa non sia obbligatorio. E alla domanda “I bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki non si possono giustificare con la guerra, perché hanno portato alla morte di numerosi civili” il 74 per cento ha risposto di SI.
Uno dei temi in discussione del G7 è proprio il disarmo nucleare. “Spero che un forte messaggio di pace, stabilità e prosperità possa essere mandato al mondo dalla riunione di Hiroshima”, ha detto il ministro degli Esteri giapponese Fumio Kishida alla cerimonia di apertura.
Diverso il tono con cui, prima ancora di arrivare in Giappone, la delegazione americana ha commentato la visita a Hiroshima. “Se state chiedendo se il segretario di Stato è venuto a Hiroshima per chiedere scusa, la risposta è no”, ha detto il funzionario parlando con i giornalisti.
La presenza del segretario di Stato Usa non ha previsto che venissero pronunciate scuse formali nei confronti del Giappone per le oltre 200mila vittime causate dalle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. E questo nonostante, secondo molti storici, i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki siano stati un atto di forza ingiustificato: la decisione degli Usa di sganciare le bombe atomiche sulle due città sarebbe stato solo frutto della volontà di Washington di affermare la propria superiorità militare.
Una volontà che, a distanza di settanta anni, non sembra essere venuta meno. Una decisione che rende il significato della visita al monumento per le vittime delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki tutt’altro che un “messaggio di pace” verso il popolo giapponese.
