di C. Alessandro Mauceri

Si è tenuto a Sochi, sul mar Nero, l’incontro fra il presidente russo Vladimir Putin e il segretario di stato Usa John Kerry, al quale era presente anche il ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov.

Lavrov è stato il primo ad incontrare Kerry, dal momento che al centro dell’incontro vi era la politica internazionale e in particolare la crisi ucraina. Lavrov ha regalato a Kerry un cesto di pomodori e patate, come risposta a quando lo scorso anno a Washington Kerry aveva donato al ministro russo due grandi patate dell’Idaho.

Come ha sottolineato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, l’agenda dell’incontro ha visto il toccare numerosi temi: in discussione, oltre al conflitto ucraino, la crisi in Siria, ovvero il supporto fornito dagli Usa all’azione dei jihadisti e il problema dei “foreign fighters”, considerato dai russi come il rischio concreto che l’azione degli estremisti islamici possa estendersi nei paesi confinanti.

Altro argomento all’ordine del giorno è stato lo Yemen, dove da tempo la Russia ha chiesto di sospendere i raid aerei da parte dell’Arabia Saudita, sostenuta (anche se i rapporti tra i due paesi sembrano ultimamente essersi raffreddati) dagli Usa. Per quanto riguarda l’Iran, Mosca ha sostenuto la richiesta avanzata all’Onu dal paese mediorientale di sospendere le sanzioni a seguito dell’accordo di Losanna sul nucleare, cosa già fatta da Mosca, la quale si appresta a consegnare alla Repubblica Islamica i missili S-300 pattuiti da un precedente contratto.

Poco spazio è stato lasciato al tema delle sanzioni inflitte alla Russia a seguito della sua politica in Crimea. Come aveva già detto lo stesso Lavrov, “la questione verrà affrontata solo se sarà la controparte a sollevarla”.

Restano forti i dubbi circa le reali conseguenze che avrà l’incontro. Secondo alcuni si è trattato solo di un momento interlocutorio, specie dopo la conferma della linea dura adottata dalla Nato e dall’Ue. Solo due giorni fa, infatti, la cancelliera tedesca Angela Merkel, nel corso di una conferenza stampa congiunta con Putin a Mosca, aveva ribadito che l’annessione della Crimea ha causato “una grave battuta d’arresto nelle nostre relazioni”.

Altri, invece, sostengono che la riaccensione delle relazioni bilaterali tra gli Usa e la Russia è dovuta al peso degli accordi sottoscritti nell’ultimo periodo dalla Russia con altri paesi come Cina, India, Sud Africa e nazioni sudamericane, uno status delle cose che ha di fatto spostato ingenti interessi dal Nordamerica e dall’Europa verso l’Asia.

Al termine dell’incontro Dmitry Peskov ha spiegato ai giornalisti presenti a Sochi che “Abbiamo ripetuto in diverse occasioni che non è stato il presidente (Putin, ndr) a voler congelare i rapporti tra i paesi e siamo sempre aperti e pronti a mostrare la nostra volontà politica per un dialogo più ampio”.

La visita si è svolta lo stesso giorno in cui alcuni attivisti russi dell’opposizione hanno diffuso un rapporto, originariamente compilato da Boris Nemtsov (l’avversario critico del Cremlino assassinato il 27 febbraio), in cui è riportato che 220 ​​soldati russi sarebbero morti negli scontri dell’Ucraina orientale. Tale prova indica che la Russia sta ancora oggi aiutando i ribelli con armi pesanti e soldati, un’accusa alla quale più volte Mosca ha risposto asserendo che i russi che combattono con i ribelli ucraini sono volontari.

Un’agenda ricca di impegni, quella di Kerry che, dopo il viaggio in Russia, andrà ad Antalya, nel sud della Turchia, per incontrare il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin. Successivamente vedrà anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e altri ministri degli Esteri dell’Alleanza Atlantica, quindi il primo ministro turco Ahmet Davutoglu e il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Il tutto in meno di 24 ore: è prevista la sua presenza a Washington mercoledì, alla cena del presidente Barack Obama con i membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.