dalla nostra corrispondente Maryam Hanifi –
Le Forze militari curde siriane, i Gruppi di difesa popolare (Ypg), hanno riferito che i miliziani dello Stato Islamico (Isis) hanno preso d’attacco 12 villaggi nella regione di Kobani, dal 15 settembre scorso.
Alcune fonti hanno annunciato che, siccome l’Isis sta cercando di prendere la città di Kobani, 21 piccoli villaggi sono stati già occupati; l’organizzazione Human Rights Watch ha lanciato l’allarme per l’alto rischio che vengano uccisi civili in quella che è la capitale di una delle tre regioni del Kurdistan siriano, a ridosso del confine turco. La popolazione, compresa quella delle piccole realtà suburbane, conta 500mila abitanti e nel febbraio 2012 si è proclamata indipendente.
Gli jihadisti dell’Isis hanno attaccato la città di Kobani già tre volte dalla sua indipendenza e le notizie di oggi parlano di un attacco iniziato su tre direzioni, ovest, est e sud della città; diverse informazioni hanno riportato dell’impiego da parte dell’Isis per il suo avanzamento di carri armati e missili. Fonti locali hanno parlato della caduta di missili sulla zona centrale di Kobani, ma non si hanno resoconti di danni a persone o cose.
Nonostante i pesanti bombardamenti, in generale non si hanno resoconti dettagliati sul numero dei civili colpiti, ma è certo l’alto numero di uomini e donne sia civili che delle forze difensive rimasti uccisi.
Anche la Reuters ha parlato di 21 villaggi occupati da parte dei miliziani dell’Isil e Iso Ocalan, vice capo delle forze siriane (curde) a Kobani, ha comunicato alla News Agency che “abbiamo perso i contatti con molti dei residenti dei villaggi occupati dall’Isil”, ma, nonostante questo, alcuni membri delle unità di difesa hanno confermato gli attacchi. Inoltre Saleh Moslem, responsabile del Partito democratico dell’Unità, ha dichiarato in un’intervista all’Anatolia News Agency che “la battaglia tra i miliziani dell’Isis e quelli curdi deve continuare”.
La vastità dell’attacco dell’Isis a Kobani è tale che Iso Ocalan ha detto che “gli abitanti hanno richiesto aiuto agli altri gruppi di curdi della regione, inclusi quelli del Partito curdo dei Lavoratori (Pkk).
Il membro del comitato esecutivo del Pkk, Murat Karayilan, ha chiesto aiuto al popolo curdo della Turchia e ha detto che “se gli aiuti necessari non raggiungono i gruppi di difesa popolare e le truppe dei battaglioni liberi di Kobani, vi è la possibilità concreta di un genocidio com’è avvenuto a Shengal. Non deve esservi la possibilità che si ripeta un disastro come a Shengal e chiunque si deve mobilitare con ogni mezzo”.
L’Unione patriottica del Kurdistan ha ufficialmente chiesto al Consiglio di sicurezza, agli Stati Uniti e all’Occidente di venire in aiuto della popolazione di Kobani il più presto possibile e di salvarla dalle mani degli ‘animali dell’Isis'”.
Il presidente della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, ha quindi insistito la cooperazione con la popolazione di Kobani contro l’Isis e ha dichiarato che “questo è il tempo di lasciarsi alle spalle le dispute e di supportare Kobani con un impegno comune”.

