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Si è chiuso stanotte senza un accordo l’ultimo round di negoziati sponsorizzati dall’Unione europea tra i premier serbo e kosovaro. “La distanza tra le parti è minima, ma molto profonda” ha annunciato poco dopo la mezzanotte il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, che ha presieduto l’ottavo incontro a Bruxelles tra il serbo Ivica Dacic e il kosovaro Hashim Thaci nel tentativo di normalizzare i rapporti tra Belgrado e l’autoproclamata repubblica indipendente. “Questa è l’ultima volta che ci incontreremo formalmente” ha detto Ashton in una nota, aggiungendo che “una serie di proposte sono state poste sul tavolo”. Dacic e Thaci torneranno nelle loro capitali per consultazioni “e nel giro di qualche giorno mi faranno sapere cosa hanno deciso”, ha aggiunto, al termine oltre 12 ore di trattative. Ashton non ha dettagliato le proposte discusse nè spiegato quale decisione sia attesa dai due premier. “Auguro loro un buon viaggio e ogni successo nel raggiungere una conclusione” si legge in una breve nota della Ashton.
Separatamente il premier serbo ha detto che nonostante il lungo incontro “al momento non abbiamo un accordo”. Tuttavia, ha aggiunto Dacic ai media serbi, “abbiamo ancora un certo periodo di tempo davanti per raggiungere una soluzione”. Secondo il sito della tv serba RTS, Thaci ha detto che sarà “possibile continuare i negoziati la prossima settimana se la Serbia accetta i nostri principi”. Il nodo più difficile da sciogliere riguarda il futuro della minoranza serba che vive in Kosovo, in particolare nel nord, dopo l’indipendenza proclamata unilateralmente da Pristina nel 2008. Da allora il Kosovo, a maggioranza albanese, ha ottenuto il riconoscimento di un centinaio di Paesi, tra cui gli Usa e la maggioranza dei membri della Ue. Belgrado e i serbi kosovari continuano a respingere l’indipendenza di Pristina, mentre i negoziati si sono focalizzati sui circa 40mila serbi che vivono al nord. Le parti hanno concordato di istituire un’associazione di municipalità serbe, ma Pristina rifiuta di concederle i poteri esecutivi e giudiziari chiesti da Belgrado. Il Kosovo teme che un’autonomia troppo ampia per il nord rappresenti un rischio di futura scissione della regione. La comunità internazionale “vuole evitare a tutti i costi la creazione di una ‘repubblica serba’ nel nord del Kosovo” ha spiegato ieri una fonte, riferendosi all’entità serba sorta in Bosnia nel 1992. Il 16 aprile la commissione Ue pubblicherà un rapporto sul negoziato, che andrà trasmesso ai leader Ue in tempo per il vertice di fine giugno. Belgrado spera di incassare un accordo con Pristina che consenta al vertice Ue di giugno di fissare un data per l’avvio dei negoziati di adesione alla Ue.

