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I primi ministri di Serbia e Kosovo, rispettivamente Ivica Dacic e Hashim Thaci, hanno dato il via oggi a Bruxelles a un nuovo ciclo negoziale sotto l’egida dell’Unione europea (Ue) per la normalizzazione dei loro rapporti. Si tratta di una riunione considerata conclusiva, l’ottava da quanto il dialogo tra Belgrado e Pristina è ripreso a ottobre 2012. “Io penso che un accordo dovrebbe poter essere raggiunto, anche se non sarà facile”, ha dichiarato il capo della diplomazia europea Catherine Ashton ieri in un comunicato. “Noi – ha aggiunto – non dobbiamo perdere questa opportunità”.
Come nelle precedenti riunioni, Ashton incontrerà separatamente i due capi di governo, prima di prendere parte a una riunione trilaterale, ha spiegato una portavoce Ue. La riunione potrebbe anche prolungarsi fino a tardi, come è accaduto il 20 marzo, quando è terminata di notte. L’esito resta ancora molto incerto. Il presidente serbo Tomislav Nikolic, ieri, s’è detto pessimista sulla possibilità che venga raggiunto un accordo, sostenendo che l’ostacolo principale è l’intransigenza dei kosovari. “Le dichiarazioni che arrivano da Pristina ci mostrano una posizione intrattabile e ci pongono di fronte a un fatto compiuto. Non sono incoraggianti”, ha affermato il presidente serbo.
Le due parti devono accordarsi sulle municipalità in cui i serbi sono maggioranza, in particolare sulla città di Mitrovica, che è nel nord del Kosovo. A cinque anni dall’indipendenza unilaterale dichiarata da Pristina, queste aree sono ancora fuori dal controllo del Kosovo. Belgrado propone la creazione di un'”associazione di municipi” a maggioranza serbi che dispongano di “poteri esecutivi” per la sicurezza, la polizia e la giustizia, ma Pristina rifiuta. Un accordo è considerato un viatico importante petr la Serbia, che spera di ottenere l’apertura di negoziati d’adesione all’Ue in occasione del summit europeo di giugno. Bruxelles deve pubblicare a metà aprile un rapporto di valutazione sulla Serbia. Il Kosovo, dal canto suo, spera d’ottenere un segnale positivo in vista d’un futuro avvicinamento con l’Ue.

