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Dopo cinque anni dal disastro di Fukushima, finalmente i valori nell’oceano stanno gradualmente tornando nei limiti della normalità.

Lo ha reso noto uno studio presentato da Pere Masque, professore di Radiochimica ambientale all’Università australiana Edith Cowan e coautore della rivista annuale di Scienza del mare, il quale ha spiegato che “Ad esempio nel 2011 circa la metà dei campioni di pesci nelle acque costiere al largo di Fukushima conteneva tassi pericolosi di sostanze radioattive, mentre nel 2015 questo numero è crollato a meno dell’uno per cento sopra al limite”.

Lo stesso studio ha dimostrato che i fondali marini sono tuttavia ancora intrisi di radioattività, come pure i porti vicini alla centrale termonucleare giapponese.

“La sorveglianza dei livelli di radioattivi e della vita marina in questa regione deve continuare”, ha affermato Masque,

I ricercatori hanno esaminato i livelli di cesio radioattivo al largo delle coste del Giappone e attraverso il Pacifico fino al Nordamerica: si tratta di una delle scorie prodotte dalle centrali, solubile in acqua e quindi estremamente utile per misurare la dispersione di materiale radioattivo negli oceani.